Come diventare influencer: la storia di Clio e il gatto

Come si fa a diventare un influencer di successo e ad entrare in questo (apparentemente) magico mondo? Una bellezza straordinaria, il successo nello sport, una famiglia celebre o tanti amici famosi sono certamente una strada, ma come si spiega il crescente successo di tante persone “normali” come Cristina Fogazzzi (qui il blog L’estetista cinica) o Clio Zammatteo (qui il blog ClioMakeUp), arrivate a generare con le attività legate al web fatturati plurimilionari e considerate punti di riferimento nel loro settore?

Penso che il tratto che accomuna casi di successo come questi sia, oltre ovviamente alla produzione di contenuti interessanti per il target, l’empatia e la capacità (e il desiderio) di prendersi cura in modo sincero e autentico della propria community.

Un esempio che mi ha toccato da vicino esemplifica bene questo genere di percorso di costruzione del valore del brand. Qualche settimana fa Clio Zammatteo ha lanciato attraverso i suoi canali un appello: “Se conoscete piccole-medie imprese Made in Italy o realtà artigianali italiane che producono cose carine (…) taggatele qui sotto in modo che io possa sceglierne una decina da includere nei miei consigli per lo shopping natalizio: (…) compriamo MADE IN ITALY E SUPPORTIAMO IL NOSTRO PAESE!!!”

Le sorelle di mia moglie (una delle quali mia allieva Master Cuoa in Retail Management 😎) hanno avviato da poco un’attività retail collegata alla loro produzione artigianale di vestiti per bambini che in omaggio alla loro passione per i gatti si chiama Let the cat in (qui il sito per chi ha bambini a cui fare regali …) e sono state taggate sotto al post.

A questo punto è successa una cosa sorprendente: la Zammatteo ha effettuato un acquisto sul sito (pagando la merce come una qualsiasi cliente!) e quando l’ha ricevuta ha fatto l’unpacking in diretta mostrando su Instagram il prodotto che poi ha fatto subito utilizzare alla sua figlia più piccola. Tutto questo senza uffici PR, richieste di contributi o di favori di alcun tipo. Inutile dire che gli ordini e la fan base delle mie cognate si sono impennati a livelli mai visti prima.

In questa occasione ClioMakeUp ha quindi utilizzato con generosità le sue risorse (di visibilità e credibilità) per supportare valori importanti per i membri della sua community aiutando delle persone. Questa è del resto una strategia oggi sempre più importante per qualsiasi brand nel quale i consumatori cercano valori e significati che si traducono in azioni concrete, oltre alle (scontate) promesse di performance.

PS Nella foto la splendida vetrina realizzata alla fine del modulo di Visual Merchandising dai miei allievi del Master in Marketing Brand Ambassador

3 pensieri riguardo “Come diventare influencer: la storia di Clio e il gatto

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