Starbucks Milano: il negozio che piace a Farinetti

L’apertura del punto vendita Starbucks in piazzale Cordusio a Milano è stata caratterizzata da un lato da lunghe code di persone desiderose di visitarlo e dall’altro da feroci critiche sul web. Uno dei temi ricorrenti di tali critiche è stato il presunto provincialismo di chi si sottoponeva al sacrificio di una attesa per entrare da Starbucks mentre avrebbe potuto senza coda e con una spesa molto inferiore gustarsi un ottimo caffè italiano in uno dei bar di Milano.

In realtà, scambiare la nuova Reserve Roastery Starbucks milanese per un bar equivale a considerare Fico Eataly World un supermercato (ho dedicato un post a questo progetto qui). Il nuovo locale della multinazionale americana è infatti sì un bel locale dove poter bere un caffè inebriandosi del suo profumo, ma è soprattutto un posto nel quale imparare ad amarlo, a capirne le diverse sfumature, a conoscere (e osservare dal vivo!) i processi produttivi e a comprendere in cosa consiste la qualità dei prodotti ma anche i valori etici della casa di Seattle.

Ho passato dieci giorni fa circa un’ora nel locale insieme ai miei allievi del Master in Retail e quando non ero impegnato a scattare fotografie sono stato intrattenuto da persone motivate e competenti che mi hanno aiutato a imparare del caffè cose che non sapevo e ad apprezzare delle note pungenti di limone con accenti di mora in una miscela della Tanzania. Si tratta di una store experience che ha molto in comune con quanto avevo vissuto a Bologna da Fico, l’ultima creatura di quel genio del marketing di Oscar Farinetti, e per questo sono sicuro che a lui il negozio di Starbucks piaccia un sacco (anche se non gli ho chiesto conferma per scrivere questo post).

Invece di stracciarsi le vesti perché c’è una folla disposta a fare la coda per il caffè “americano” di Starbucks mentre quello italiano è “tanto più buono”, faremo bene a riflettere su cosa possano fare le nostre aziende per aiutare i consumatori di tutto il mondo a capire le qualità dei prodotti Designed e Made in Italy. Con Cuoa Business School (e con importanti stimoli di Assindustria Veneto Centro) su questo tema sto progettando un master che si chiama Master Brand Ambassador e che prenderà il via in primavera, ma di questo parlerò un’altra volta.

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