Come diventare ricchissimi

Come si fa a diventare ricchissimi? Se siete virtuosi del pallone come Neymar potete firmare un contratto che garantisce nei prossimi cinque anni circa 300 milioni di euro, se siete regine del pop come Madonna potete accumulare negli anni un patrimonio stimato intorno ai 600 milioni di dollari e se diventate top manager di una grande azienda potete ottenere oltre allo stipendio qualche decina di milioni di buonuscita. Sono importi di tutto rispetto, ma non sufficienti per comparire nella parte alta della classifica delle persone più ricche del mondo curata da diversi anni da Forbes (e che potete leggere qui).

Per entrare tra i primi cinquanta di questa lista di ricchissimi è necessario oggi avere un patrimonio superiore ai 19 miliardi (tutte le somme d’ora in poi saranno espresse in dollari), un patrimonio accumulabile grazie ad attività imprenditoriali e a investimenti finanziari, non ai soli redditi da lavoro. Ma come e in quali settori sono stati creati questi patrimoni? Su quali attività hanno puntato gli imprenditori diventati ricchissimi?

La prima cosa che salta agli occhi leggendo The List, è che se oggi l’uomo più ricco del mondo è Bill Gates con 89,8 miliardi, i tre figli di Sam Walton: Jim C., S. Robson e Alice si piazzano, rispettivamente, al numero 15 con 39,2 miliardi, 16 con 39,1 e 17 con 38,9. Sono allora gli eredi del fondatore di Walmart la famiglia più ricca del mondo con un patrimonio complessivo di circa 136 miliardi (contando anche gli eredi del quarto fratello John T. che sono in lista anche se non tra i primi cinquanta). Questo è interessante perché anche al secondo e al terzo gradino del podio troviamo due retailer, uno prevalentemente brick and mortar, Amancio Ortega di Inditex al numero due, e uno prevalentemente internet based, Jeff Bezos di Amazon.com al numero tre.

Scorrendo la lista si scopre che sono veramente tanti gli imprenditori che devono in tutto o in parte la loro ricchezza alla gestione di negozi. Tra i primi cinquanta troviamo infatti (il numero indica la posizione in classifica):
–  8 Bernard Arnault di LVMH, gruppo che, oltre a gestire catene di negozi importanti come Sephora e DFS, opera con i suoi marchi soprattutto attraverso il canale diretto
13 Liliane Bettencourt di L’Oreal, azienda con una distribuzione prevalentemente wholesale ma un crescente impegno nel retail soprattutto con i brand minori (da The Body Shop a Kiehl’s a NYX)
19 Jack Ma del colosso dell’ecommerce Alibaba
22 Sheldon Adelson, uno dei re dei casino di Las Vegas proprietario del Las Vegas Sands
24 e 44 Karl Jr e Theo Jr Albrecht del discount tedesco Aldi (e dello stuzzicante Trader Joe’s al quale dedicherò uno dei miei prossimi post)
– 30 Phil Knight di Nike e 35 Kjeld Kirk Kristiansen di Lego, due aziende per le quali il canale diretto ha acquistato importanza crescente nel tempo
36 Dieter Schwarz di Lidl
40 Francois Pinault di Kering che come la concorrente LVMH ha puntato per i suoi brand soprattutto sullo sviluppo di negozi di proprietà
45 Laurene Powell Jobs di Apple (e a quanto sia importante il retail per l’azienda californiana ho già dedicato un post che potete rileggere qui)
47 Leonardo Del Vecchio, che ha avuto l’intuizione decisiva di trasformare Luxottica da produttore a (prevalentemente) retailer attraverso l’acquisizione di catene di ottici in giro per il mondo
49 Stefan Persson di H&M

In mezzo a petrolieri, finanzieri e star del web e della tecnologia, gli imprenditori del retail sono quindi il gruppo più numeroso tra i multimiliardari di tutto il mondo (e sono ben 18 sui primi 50!). È un’informazione rilevante perché aiuta a comprendere la dimensione della creazione del valore che può essere ottenuta attraverso l’innovazione nella gestione dei canali distributivi.

Il segreto per diventare ricchissimi sembrerebbe allora il saper inventare e perfezionare nuovi formati distributivi, che si tratti di innovare il modo di vendere on line (Bezos e Ma), di trovare nuovi modi per essere leader di costo nei negozi tradizionali (Walton, Schwarz e Albrecht), di rivoluzionare i processi di distribuzione nella moda (Ortega e Persson) e nel mercato dei prodotti tecnologici (Jobs) o che si tratti di creare punti vendita emozionali che valorizzino i prodotti lusso e lifestyle (Pinault, Arnault, Knight e Kristensen).

Ecco perché a partire da settembre sia i miei allievi del Master in Retail Management e Marketing del Cuoa che quelli del corso di Economia  e gestione della distribuzione commerciale all’Università di Padova saranno impegnati in progetti che li faranno lavorare sul processo di sviluppo di nuovi concept retail.

Vale la regola che il primo allievo che entra nella lista di Forbes mi invita in vacanza sulla sua barca!

PS per scrivere il post ho utilizzato le informazioni della classifica Forbes aggiornata in tempo reale nel pomeriggio del 9 agosto 2017

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