Cosa ci fanno 20 esperti di retailing in una fabbrica di mozzarelle?

Come mai gli allievi del Master in Retail Management e Marketing di Fondazione CUOA insieme al loro direttore sono finiti in Granarolo, una delle aziende italiane leader nel mondo del food? Cosa c’entra una fabbrica di mozzarelle con il retailing? In realtà molto perché, come ha insegnato al mondo Oscagranarolo1r Farinetti con Eataly, la chiave per aprire le porte dei mercati internazionali alle eccellenze del food italiano sta tutta nello sviluppo dei format distributivi adeguati.

La sfida che è stata presentata ai masterini è allora quella di sviluppare il concept di un punto vendita dedicato al mondo Granarolo che non sia però limitata a prodotti di nicchia, ma che aiuti a trasferire ai consumatori dei mercati internazionali la conoscenza di Granarolo e dei suoi prodotti e che possa fungere quindi da volano anche per le vendite nella grande distribuzione.

Come ha sottolineato Fabio Salvati, il vulcanico consulente che segue i ragazzi in questa sfida, lo sviluppo di nuove formule distributive, siano esse punti vendita dedicati, shop-in-shop o format dedicati alla ristorazione, rappresenta una ghiotta opportunità per le aziende italiane del food che vogliano accelerare il processo di internazionalizzazione perché consentono di sfruttare il posizionamento favorevole del lifestyle italiano nel mondo e la qualità intrinseca del cibo made in Igranarolo2taly (buono come le mozzarelle Granarolo che hanno gustato gli allievi del Master) sommando la possibilità di sviluppare uno storytelling di marca e di prodotto emozionale e l’opportunità di far conoscere e assaggiare anche prodotti meno noti che non verrebbero acquistati spontaneamente nella grande distribuzione (anche nella remota ipotesi che riuscissero a conquistarsi faticosamente uno spazio sugli scaffali). Tutto questo senza dimenticare che un format di punto vendita azzeccato, che sposi in modo originale ristorazione e vendita, è anche una ghiotta opportunità di fatturati e di redditività, soprattutto in mercati nei quali i consumi fuori casa sono particolarmente elevati.

C’è quindi oggi bisogno di più esperti di retail non solo nelle fabbriche di mozzarelle, ma in tutte le aziende italiane del food!

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3 pensieri riguardo “Cosa ci fanno 20 esperti di retailing in una fabbrica di mozzarelle?

  1. […] Come dicevo, per chi segue questo blog non si tratta di una sorpresa, visto che in un mercato nel quale a dettare legge è un cliente sempre più volubile e difficile da conquistare, la competenza chiave è la capacità di conoscerlo da vicino e capire come e perché compra, insieme naturalmente al saper declinare l’universo della marca in modo efficace attraverso i punti vendita. Questo è certamente vero nel mondo del lusso, ma lo sta diventando sempre di più in tutti i settori, come ci ricorda tra l’altro il caso Granarolo. […]

  2. Personalmente penso che sia interessante occuparsi di retail nel settore food per i marchi italiani, in quanto uno dei primi concetti che mi viene in mente discutendo dell’argomento è il potere di attrazione che esercitano i prodotti alimentari italiani su i consumatori di alcuni paesi esteri.
    In primis, il primo paese che mi sento di menzionare sono gli U.S.A. Infatti, oltre ai brands di settori come la moda, i marchi di automobili di lusso e tutto ciò che è riconducibile all’Italian style, come cinema, musica e arte, hanno avuto spesso terreno fertile negli Stati Uniti.
    Per quanto riguarda la strategia di penetrazione la Location dovrebbe avere un ruolo rilevante: come già hanno fatto altri marchi di successo in altri settori del made in Italy, si potrebbe iniziare, nel caso di Granarolo, dall’apertura di un ristorante/ punto vendita nelle “ strade “ principali dei citycenter delle maggiori città americane (esempio: le prime tre per numero di abitanti — New York City, Los Angeles, Chicago).
    Il “negozio”(Ristorante/punto vendita) potrebbe essere cosi strutturato:
    L’insegna del negozio potrebbe essere di due tipi: Il primo esempio potrebbe richiamare l’idea di raffinatezza e ricercatezza del prodotto che offre il locale, quindi nera,lucida con la scritta del nome dell’azienda. Al contrario, e forse questa è l’ipotesi più indicata, si potrebbe puntare su elementi che trasmettono l’idea di tradizione e di ciò che è frutto dell’esperienza quindi puntare sia per quanto riguarda l’insegna che gli interni su materiali come legno e ferro.
    Riguardo la prima area del locale che si presenta al cliente potrebbe essere costituita da diversi “corner “ in cui il personale, anche attraverso l’ausilio di supporti tecnologici (schermi e totem touch screen) , da informazioni riguardo l’azienda e i processi produttivi dei diversi prodotti. In questa stessa area sarebbe possibile anche la degustazione di alcuni prodotti della linea Granarolo come mozzarelle, formaggi , ricotte ecc.
    Questa prima parte del locale potrebbe essere collegata direttamente, tramite corridoio ,alla seconda , quella ristorante. Quest’ altra parte dello “ store” di Granarolo darebbe la possibilità ai clienti di gustare dei piatti preparati esclusivamente con i prodotti/ingredienti di questo marchio italiano(specificandolo nei menù), eventualmente con delle rivisitazioni di alcuni dei prodotti destinati alla grande distribuzione . Quest’ultimo aspetto servirebbe a far conoscere la qualità dei prodotti GRANAROLO e dei diversi marchi del Gruppo. L’ambiente del locale dovrebbe ricreare un’atmosfera familiare che richiami la tradizione e di ciò che è fatto con passione. Eventualmente si potrebbe fare leva non solo sull’italianità del marchio ma anche sulla regione in cui GRANAROLO produce ovvero l’Emilia Romagna, conosciuta anche fuori dai confini Italiani, come garanzia dei prodotti alimentari(in questo caso però dovrebbero essere proposti alcuni prodotti tipici non disponibili al Gruppo GRANAROLO.
    La terza ed ultima parte dello “store” di GRANAROLO potrebbe essere un punto di sola vendita dei prodotti con i marchi facenti parte del Gruppo, ovvero: Yomo, Yomino,Pettinicchio, la linea Alta qualità, Prima Natura BIO,Centrale del latte Milano e i prodotti Padda. Quest’ultima area non sarebbe però collegata con le precedenti due ma situata a fianco ,con un’ entrata principale autonoma in modo da distinguere il tipo di attività. Per quest’ultima ragione , in alternativa quest’area potrebbe essere situata non a fianco ma nelle vicinanze delle altre due parti dello store.
    Riguardo l’ordine di posizionamento delle 3 aree dello store potrebbero essere anche disposte diversamente andando incontro ad una diversa psicologia di acquisto, ovvero: Negozio di sola vendita, zona degustazione/info e ristorante.

    Siti consultati:
    http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2014-03-29/vendite-granarolo-crescita-76percento-081409.shtml?uuid=ABsBMm6

    file:///C:/Users/admin/Downloads/CS_Granarolo_Fiere%20internazionali_12%2006%2014.pdf

    http://www.foodweb.it/2014/03/tempo-di-bilanci-e-di-internazionalizzazione-per-granarolo/

  3. Oggigiorno il settore Italian food nei paesi esteri attrae e apporta decisamente un alto fatturato per le Nostre aziende. L’esportazione di prodotti italiani è in continua crescita e il loro sviluppo oramai non riguarda solamente i prodotti di nicchia, bensì tutti. E’ importante che il food italiano sia accompagnato e seguito da esperti e promotori, che favoriscano una maggiore conoscenza dei prodotti stessi, sfruttando così nel migliore dei modi il loro posizionamento nel mercato. L’Italian food è sempre molto richiesto. Questo per le aziende italiane però non dev’essere una nota positiva solamente con lo scopo di aumentare i fatturati, bensì un’esportazione di prodotti made in Italy di ottima qualità. Ecco perché gli esperti di retailing sono necessari in ogni settore alimentare, anche in una fabbrica di mozzarelle.

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