Se vi serve un taxi, o un concerto, ora c’è Uber

uber1Vi piacciono i Phantogram? Se vi trovavate a Chicago giovedì scorso tra le 14 e le 20 potevate ordinare gratuitamente una performance del duo newyorkese nella vostra zona grazie a Uber, l’azienda californiana che (tra molte polemiche) sta rivoluzionando il mondo della mobilità urbana attraverso la creazione di un mercato dei trasporti regolato dall’incontro ora per ora di domanda e offerta e parallelo quindi a quello dei taxi tradizionali.

Naturalmente, avverte Uber, la possibilità di dare una risposta a tutte le richieste di concerti privati è condizionata dalla disponibilità limitata dei Phantogram e delle altre band coinvolte nell’iniziativa, ma il messaggio che si vuole trasmettere con questo evento è chiaro: la tecnologia ci consente di fare cose che in passato sarebbero state impossibili, di disintermediare interi settori o di creare nuovi mercati. Siamo in un mondo ricco di nuove opportunità nel quale un produttore di macchinari che opera nel B2B può pensare di aprire un canale di comunicazione diretto e interattivo con i clienti dei propri clienti coinvolgendoli in attività ludiche come sta facendo Carpigiani. Dobbiamo quindi smettere di pensare che ciò che abbiamo sempre fatto sia l’unico modo di fare le cose, o anche semplicemente il migliore, ed esplorare con meno diffidenza e più creatività le possibilità che la tecnologia ci offre.

A chi si occupa di retailing non sarà sfuggito chi è lo sponsor dell’iniziativa: si tratta di Target, la catena di ipermercati (o, meglio, di quella che è la versione americana del discount) che in questi anni ha contrastato efficacemente l’avanzata di Wal-Mart distinguendosi per un approccio meno convenzionale e più cool, e mettendo in evidenza che, come insegnano i manuali di strategia, nel retail non si è condannati a combattere (soccombendo) battaglie di prezzo con i competitor più grossi se si sceglie un posizionamento differente.

Non eravate a Chicago la scorsa settimana? in questo caso per ascoltare i Phantogram potete guardarvi in rete il video tratto dal loro ultimo lavoro. Anche la produzione del video è  legata in qualche modo al mondo del retail visto che è stata realizzata negli studi di East London di All Saints, il fashion retailer londinese al quale ho dedicato un anno fa un post che segnalava una insolita e accattivante pubblicità estiva dedicata ai bikini. Qui sotto il collegamento al video uscito da questa collaborazione. Buon ascolto e buon agosto!


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3 pensieri riguardo “Se vi serve un taxi, o un concerto, ora c’è Uber

  1. Ho scoperto Uber solo quest’estate durante il mio soggiorno a Dearborn, in Michigan. E’ un’idea grandiosa! Il servizio è rapido,economico, efficace e si usa comodamente dal proprio smartphone grazie all’app gratuita, senza dover spendere soldi di chiamate- problema concreto soprattutto per i giovani che si trovano all’estero. La risposta è veloce e puoi monitorare istantaneamente il tragitto dell’auto che ti sta raggiungendo. Il prezzo lo conosci prima di prenotare il viaggio, in quanto ti viene fornita una tariffa minima e massima per le miglia inserite. Il servizio post vendita è straordinario: più di una volta sono stata rimborsata di qualche dollaro perché il prezzo finale è aumentato per cause non imputabili a me (traffico intenso e incidente stradale). Last but not least, è previsto un bonus di 10 $ per la prima registrazione e per tutte le volte che inviti un amico. Questo stratagemma mi ha permesso di raggiungere Detroit a costo zero. Insomma una vera rivoluzione a cui l’Italia si dovrebbe definitivamente piegare!

  2. Creare mercati diversi attraverso nuove e innovative piattaforme/idee è un importante passo da intraprendere verso il cambiamento del mercato mondiale. Il caso Uber è stato e continua a essere un importante motivo di discussione in Italia, suscitando non ben poche polemiche da parte del settore “taxi”, spaventato dall’entrata nel mercato di un nuovo e competitivo concorrente. In altri Paesi europei (e non) i competitor solitamente scelgono un posizionamento differente per operare nel mercato e ognuno punta su qualcosa di diverso (costo, servizio e via dicendo). L’Italia, purtroppo o per fortuna, è un Paese conservatore e non ancora pronto all’idea di cambiamento. “Tempo al tempo” dicono, ma le discussioni continuano e la collaborazione tra i diversi settori viene sempre meno se non c’è la volontà e la cultura per farlo. Il cliente può scegliere in base alle proprie esigenze? E poi perché i taxisti italiani devono avere il monopolio sul settore?

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