Scienze politiche produce disoccupati?

Vi sarà probabilmente capitato nelle ultime settimane di imbattervi in rete nel video dello scontro verbale avvenuto a “Non è l’Arena” tra l’imprenditore Alberto Giacomo Forchielli e una giovane disoccupata laureata in scienze politiche nel quale l’imprenditore dichiara di aver speso anni consigliando ai giovani di non studiare giurisprudenza e scienze politiche perché con queste lauree “rimangono a casa” (qui il link al video per chi l’avesse perso). Ma è vero che la laurea in scienze politiche non offre opportunità di lavoro?

 Alla luce della mia esperienza ormai ventennale tra Università e Cuoa Business School nel cercare di avvicinare giovani e imprese sul mercato del lavoro, non posso che essere d’accordo con Forchielli: questa laurea è un pezzo di carta che da sola non apre nessuna porta nel mondo delle imprese. Se il mal comune potesse essere considerato mezzo gaudio (ma non penso che lo sia in questo caso), i laureati in scienze politiche potrebbero consolarsi sapendo che condividono questa condizione con quasi tutti gli altri titoli di laurea, compresa probabilmente la maggior parte delle lauree in economia. C’è però anche una buona notizia: esiste un rimedio efficace che i neolaureati e i laureandi, sia in scienze politiche che in altre discipline, possono seguire per riuscire a imboccare un percorso professionale appagante in azienda.

Il problema di fondo da superare è rappresentato dal fatto che un diploma di laurea oggi lo possiedono in tanti e quindi per rendersi interessanti agli occhi di un reclutatore è necessario riuscire a differenziarsi sul mercato del lavoro segnalando intraprendenza, voglia di fare e passione per il lavoro. Per chi non ha la fortuna di poter accedere a master prestigiosi esistono un sacco di soluzioni disponibili a costo zero.

Cito solo le prime tre che mi vengono in mente perché sono state presentate proprio in questi giorni agli studenti che stanno seguendo le mie lezioni di Marketing al corso di laurea in Economia dell’Universita’ di Padova:
– il 2 marzo abbiamo organizzato la terza edizione di Marketing che passione!, una giornata nella quale approfondire i contenuti di alcuni ruoli chiave del marketing confrontandosi direttamente con alcuni giovani che li ricoprono in settori diversi (chi vuole partecipare trova tutte le info qui);
– entro metà marzo si può partecipare al Contamination Lab gestito dall’Ateneo patavino per gareggiare tra team di studenti sviluppando idee imprenditoriali innovative;
– fino a inizio marzo ci si può mettere alla prova nel marketing game Brandstorm, organizzato come ogni anno da L’Oreal coinvolgendo le università di tutto il mondo, per cercare di conquistare un posto per la finalissima di Parigi.

Sono ovviamente solo tre dei tantissimi esempi possibili, ma si tratta comunque di iniziative aperte a studenti di tutte le facoltà; una migliore conoscenza del mercato del lavoro unita a un collage di attività integrative interessanti per segnalare la propria voglia di darsi da fare possono già essere un primo passo nella direzione giusta.

Le opportunità quindi ci sono e sono numerose per aiutare tutti a trasformare, con un po’ di energia e di determinazione, un semplice pezzo di carta nella base di un profilo interessante in relazione a ciò che le aziende stanno cercando oggi. Certo, se energia e determinazione non ci sono il percorso diventa più difficile.

PS nella foto i partecipanti a Marketing che passione! 2018

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Un pensiero riguardo “Scienze politiche produce disoccupati?

  1. A mio parere il problema di chi sceglie lauree con scarse possibilità di trovare lavoro dipende anche dal fatto che gli studenti non vengono motivati a sceglierle durante le scuole superiori (e forse anche prima nella scelta della scuola superiore): purtroppo c’è scarsa connessione tra quanto insegnano le scuole e le esigenze di conoscenze e competenze delle imprese, specie nei licei: il rapporto con il mondo lavorativo è quasi assente e solo con lo stage al quarto anno si entra in contatto col mondo del lavoro.
    Esempi positivi ci sono (ad esempio gli Istituti Tecnici Superiori), ma sarebbe auspicabile che le imprese presidiassero maggiormente l’ambiente scolastico per richiedere le professionalità di cui hanno bisogno ed incentivassero gli studenti a scegliere lauree più remunerative, quasi a considerarli come clienti: ciò si potrebbe realizzare tramite partnership tra scuole e imprese locali, in cui le seconde fornirebbero le risorse adeguate (sia finanziarie sia pedagogiche) alle prime per lo svolgimento dell’attività formativa, in cambio di lavoratori effettivamente pronti ad entrare nel sistema produttivo con le competenze giuste.
    Servirebbe pure mostrare quali sono i percorsi universitari e scolastici preferibili, per esempio tramite siti online che aiutino la scelta ed influencer (anche micro) del mondo produttivo per modificare la percezione di cosa è richiesto sul mercato del lavoro, oltre a quanto è fatto agli open day.
    Allego link per chi fosse interessato al tema.
    https://www.tecnicadellascuola.it/ocse-formazione-mondo-del-lavoro-ancora-distanti-la-scuola-diventi-laboratorio-del-sistema-educativo
    https://library.weschool.com/lezione/michele-boldrin-la-luce-in-fondo-al-tunnel-una-balla-e-aboliamo-il-liceo-classico-11600.html (la proposta, un po’ estrema ma ponderata, dell’economista Michele Boldrin)

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