Apple e la Ahrendts: tre cose da sapere

È giunta alla fine dopo cinque anni l’avventura professionale in Apple di Angela Ahrendts, la ex CEO di Burberry che dopo aprile lascerà il posto capo del retail dell’azienda di Cupertino. Dall’analisi di questo lustro possiamo ricavare tre indicazioni importanti su alcuni temi sicuramente familiari a chi segue questo blog. Le sottolineo qui perché ritengo possano essere utili a chi sta riflettendo su dove indirizzare la propria carriera.

  1. Il retail è importante! Questa suona quasi come un’ovvietà di fronte a un’azienda arrivata a gestire 506 punti vendita, ma qui c’è un numero che vale più di molte parole perché lo stipendio della manager aggiunge un punto esclamativo a questa affermazione: la Ahrendts nel 2018 ha guadagnato 26,5 milioni di dollari contro i 15,7 del CEO Tim Cook. Un incentivo per chi pensa che le carriere retail siano carriere povere…
  2. I retail job sono lavori di serie A. E’ inutile parlare di centralità del retail se poi i job di punto vendita restano un ripiego dal quale tutti vogliono fuggire. Questo è sempre stato un tema centrale nel lavoro della Ahrendts al quale avevo dedicato l’anno scorso anche il pezzo la-migliore-tecnologia-in-punto-vendita-secondo-apple. Nelle aziende retail vincenti come Apple i mestieri del negozio sono stimolanti e ben pagati e uno dei risultati della manager è stato aver portato nella sua gestione la retention di queste posizioni a superare l’80% (un dato da confrontare con il 20% normale in molte catene retail). Non è un caso allora se una delle migliori allieve che ho avuto al Master in Retail in questi anni lavora proprio in un negozio Apple …
  3. La sfida del retail sono le persone. La notizia forse più interessante del comunicato Apple di ieri è che il ruolo di capo del retail in azienda non esiste più perché è ora accorpato in un nuovo job denominato vice president Retail + People che riporta all’amministratore delegato. Il mio maestro Giovanni Costa lo scriveva già trenta anni fa ma il comunicato aziendale di ieri è una ulteriore conferma: quello di HR non può essere considerato solo un ruolo di staff (sempre che questo concetto abbia ancora senso nelle organizzazioni di oggi), In particolare in quei business nei quali la store experience è un elemento centrale nel sistema di offerta.

2 pensieri riguardo “Apple e la Ahrendts: tre cose da sapere

  1. Negli ultimi anni il ruolo del negozio fisico è molto cambiato e il fatto di averlo previsto ha permesso a Apple di raggiungere i traguardi importanti dell’ultimo periodo. Gli Apple store sono molto frequentati non solo per essere esteticamente piacevoli e in posizioni prestigiose ma soprattutto per la preparazione e la gentilezza dei commessi. Questi ultimi sono motivati dalla leva più forte a disposizione delle risorse umane cioè l’engagement: i dipendenti sono efficienti perché vogliono esserlo, si sentono parte di una organizzazione affidabile ed esclusiva in cui credono fermamente e ciò li porta a dare il meglio per trasmettere questa immagine anche al consumatore. Questo comportamento è fortemente incoraggiato da Apple con politiche interne come ad esempio il non imporre obbiettivi di vendite ai propri dipendenti rendendoli meno stressati e più spontanei. Mi ricordo ancora di quando, in seguito alla rottura del mio i-pod, la disponibilità e la preparazione del personale Apple, decisamente migliore dei vari retailer terzi, mi ha convinto ha fare acquisti e riparazioni sempre e solo nel negozio ufficiale.

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