Scambieresti le tue Jimmy Choo con dei doughnut?

Non si tratta di una domanda rivolta alle mie amiche amanti delle scarpe, che sicuramente non si priverebbero mai delle loro Jimmy Choo, e nemmeno di una domanda per i golosi come me che per quando prenotano un albergo scelgono quelli con un Krispy Kreme nelle vicinanze. In questo caso vorrei porre l’interrogativo a chi sta valutando in quale impresa investire i propri risparmi.

Una delle notizie che hanno scosso nelle ultime settimane il mondo del fashion è infatti la decisione da parte di JAB Holding Company, il gruppo che controlla numerosi brand del lusso e del largo consumo, di mettere in vendita Jimmy Choo per focalizzarsi maggiormente sulle aziende legate al mondo del caffè e della ristorazione. In questo settore il gruppo, che ha acquisito lo scorso anno Krispy Kreme, sta cercando di concludere l’acquisizione di Panera Bread, una delle più interessanti aziende del dinamico settore dei fast casual restaurant (un ristorante che io ricordo per delle colazioni americane non proprio dietetiche: vedi foto ricordo a fine pagina).

Queste mosse offrono almeno due spunti interessanti su cui riflettere. In primo luogo ci ricordano che se i consumatori sono oggi interessati a comprare più esperienze che oggetti, le aziende che vendono esperienze (e quelle della ristorazione sono senz’altro tra queste) offrono delle ottime opportunità di crescita.

In secondo luogo questa decisione evidenzia come il settore del lusso benché pieno di appeal non sia garanzia di una crescita facile, nemmeno per le aziende che possono contare su brand fortissimi: Jimmy Choo è infatti sicuramente un brand iconico che fa sognare con un prodotto fantastico, ma questo negli ultimi due anni ha prodotto “appena” una crescita dei ricavi del 20% (dai 300 milioni di sterline del 2014 ai 364 del 2016) con un aumento dell’ebitda poco meno che proporzionale (da 50 del 2014 a 59 del 2016). Numeri certamente da azienda sana, ma non proprio l’esplosione che si aspettavano gli investitori dopo l’IPO di tre anni fa. Il titolo ha infatti superato con decisione il prezzo dell’IPO solo quando ha acquisito un appeal speculativo perché si sono diffuse le voci sulla vendita imminente del pacchetto di controllo.

Queste considerazioni sono importanti  per chi deve decidere dove investire i propri risparmi, ma possono offrire degli spunti interessanti anche per i giovani che stanno valutando in che tipo di azienda investire le proprie energie lavorative e che spesso attratti da brand prestigiosi si lasciano sfuggire altre occasioni di carriera altrettanto valide.

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