Quanti miliardi vale veramente Snapchat?

Una lettura che consiglio sicuramente a tutti gli studenti appassionati di marketing (e in generale a chiunque sia interessato all’evoluzione del web marketing) è il prospetto informativo predisposto da Snap Inc, l’azienda proprietaria di Snapchat, in occasione della quotazione in borsa avvenuta con successo una decina di giorni fa. Io l’ho letto avidamente anche per cercare di capire se oltre a essere un caso di marketing molto stimolante l’azienda rappresenta, alla quotazione della chiusura di ieri di circa 24 miliardi di dollari, anche un buon investimento.

Dei principali numeri dell’azienda si sono già occupate le pagine finanziarie dei quotidiani: l’azienda è in rapida crescita avendo chiuso il 2016 a 404 milioni di fatturato rispetto ai 59 dell’anno precedente con un ARPU (ricavo per utente) balzato nello stesso periodo da 31 centesimi a 1,05 $ (ma in Nord America sono già stati ampiamente superati i due dollari). La crescita non ha finora portato a un risultato netto positivo visto che l’ultimo bilancio si è chiuso con un rosso di 515 milioni; del resto in questa fase della vita dell’azienda le spese di marketing hanno un’incidenza sul fatturato che supera il trenta per cento e che si avvicina a quelle in ricerca e sviluppo che pesano per un altro quarantacinque per cento. Nell’analisi dei dati trimestrali è inoltre possibile vedere gli effetti dell’introduzione delle Instagram Stories, una innovazione chiaramente in concorrenza con Snapchat, dal momento che l’ultima parte del trimestre terminato al 30 settembre ha visto un rallentamento del tasso di crescita.

I dati più interessanti riguardano però secondo me la composizione demografica degli utilizzatori. È noto che Snapchat non è una app per vecchi, intendendo in questo caso per vecchio chi ha raggiunto i 40 anni. Le statistiche sull’utilizzo di Snapchat sembrano però indicare che è a 25 anni che nel mondo del web si smette di essere dei giovani dal momento che l’azienda rivela come chi ha varcato questa soglia visita la app in media 12 volte al giorno passandoci un tempo di 20 minuti mentre chi ha vissuto meno di un quarto di secolo ha un numero di visite giornaliere quasi doppio (oltre 20 in media) e trascorre sulla app il cinquanta per cento di tempo in più, cioè circa 30 minuti. Anche se oggi negli Stati Uniti oltre metà dei nuovi utilizzatori di Snapchat ha superato i 25 anni, il segmento 18-24 da solo pesa ancora per il 36% e quello 13-17 vale un ulteriore 22%.

Quello che rende così interessante Snapchat è allora proprio la capacità di catturare il tempo e l’attenzione dei post millennial (l’inafferrabile generazione Z), un segmento che, è lo stesso prospetto dell’IPO a ricordarlo, ha ridotto il consumo di televisione (sia in diretta che timeshifted) di un impressionante 35% nel giro di appena sei anni tra il 2010 e il 2016.

Basta questo a giustificare una valutazione di mercato dell’azienda di oltre 24 miliardi? Non lo so, ma del resto, avendo io compiuto i quaranta da ormai un sacco di tempo, devo rassegnarmi al fatto che (come evidenzia la vignetta del New Yorker qui sotto) è meglio che rinunci subito a cercare di capire fino in fondo Snapchat.

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7 pensieri riguardo “Quanti miliardi vale veramente Snapchat?

  1. A mio parere una valutazione di 24 miliardi sopravvaluta le possibilità future dell’azienda , personalmente per molto tempo non ho mai avuto interesse a scaricare questa app , dal momento che mi sembrava , al contrario di Facebook e Instagram , che sono nati come diari per condividere opinioni , ricordi ed esperienze con i propri amici/follower ,
    solamente un modo di voler ‘spiare/essere spiato” gli altri , incentivando a condividere anche le più piccole banalità solo per creare “buzz” sulla propria vita , mirando a conquistare non si sa quale tipo di fama tra i coetanei .
    Oltre a ciò , proprio quando la (divertente) possibilità di modificare il proprio volto con facce e voci differenti stava per farmi ricredere , ecco che la decisione dei competitors (prima INSTAGRAM, e da poco anche FACEBOOK ) di introdurre le “stories” , ha, secondo me , infierito il colpo finale al futuro di questa app (SNAPCHAT), dal momento che essi , oltre ad offrire la possibilità di condividere sia foto , immagini ricordi e opinioni permanenti , permettono ora anche di condividere le storie delle “ultime 24 h” , non escludono nessun target di età e si rivolgono anche a segmenti più maturi ,che hanno già familiarità e confidenza con essi .
    Nonostante oggi sia ancora molto usata dai “post millennial” penso che la regola che da sempre vede i più piccoli a voler interagire in un mondo e in un contesto “da grandi ” sarà un probabile motivo di fallimento per snap chat e per il tipo di idea/esperienza che propone .

  2. Dal mio punto di vista una valutazione di 24 miliardi sembra sopravvalutare quelle che sono le potenzialità nel medio-lungo periodo dell’azienda. Certo, Snap è un’azienda super innovativa che sta investendo molto in ricerca e sviluppo, è stata la prima a lanciare instant messagging di foto e video visualizzabili solo per 24 ore. Un format certamente rivoluzionario che è diventato presto una moda e si è diffusa tra i post millennial, ma con l’avvento di Instagram Stories (con 300 milioni di utenti attivi, il doppio di Snapchat) e la nuovissima introduzione di Facebook Stories credo che a Snapchat rimangano soltanto i meriti per avere inventato questo nuovo format (come dimostrano i dati dell’ultimo trimestre che evidenziano forte riduzione del tasso di crescita degli utenti che utilzzano l’app). L’unico elemento di differenziazione può essere il fatto che essendo utilizzato solo dai giovani (il target è 18-34), essi si sentano come in una comunità e più liberi di condividere qualsiasi tipo di contenuto a differenza degli altri social con presenza di conoscenze più “vecchie” come amici e parenti.

  3. Premettendo che anche a me riesce difficile capire se i 24 miliardi di valutazione del mercato siano un numero corretto, ciò di cui sono sempre più certa succederà a Snapchat da qui ai prossimi anni, è una graduale discesa dei suoi numeri. Con l’evoluzione delle storie di Instagram le tendenze si sono ribaltate e io me ne sono accorta personalmente in quanto tutte le persone popolari che prima seguivo su Snapchat hanno praticamente abbandonato il loro profilo per spostarsi “dove i numeri erano più grandi”. Un altro punto da sottolineare è la “gerarchia” tra i due social: chi possiede Snapchat, possiede anche Instagram ma non avverrà mai il contrario ovvero non esistono persone che hanno Snapchat senza avere Instagram. Questo è stato dovuto forse al fatto che Snapchat è arrivato dopo (quando Instagram era già radicato nelle vite dei teenager) e nonostante abbia portato un contenuto di forte innovazione, è sempre stato fortemente limitato in tutto dall’altro colosso.

  4. Dal mio punto di vista per giudicare il fenomeno Snap Inc e la sua corsa al rialzo (anche se negli ultimi giorni pare essersi un po’ arenata) è necessario inquadrare i confini entro cui si sta verificando.
    Senza essere tanto pessimisti da pensare alle bolle della new economy nel 2000 e pur prendendo a più felice paragone le successive storie di Google e FB è lecito domandarsi se l’entusiasmo mostrato dalla borsa americana abbia un ruolo decisivo nel balzo di Snap.
    Essa stessa sta vivendo uno scollamento con la realtà, dato che “i profitti aziendali sono attesi al 10,8% per l’anno in corso, poco più di quanto abbia già messo a segno l’S&P 500 da Gennaio”(fonte Sole 24h). Per di più si sommano le stime sulla crescita industriale e dei servizi proclamate da Trump, da subito scontate dagli investitori. Ora che la Fed ha annunciato l’aumento dei tassi come reagirà Snap? Non vorrei che Snap sia stato l’emblema della ripresa del mercato statunitense registrata negli ultimi mesi e che questioni come l’effettiva redditività & solidità finanziaria, per non parlare dell’indubbia rilevanza che ,a prescindere dai gusti degli utenti, hanno le Instagram Stories sul futuro della società di Spiegel, abbiano avuto un peso specifico minore nelle decisioni di investimento.

    Allego un articolo riguardante un caso emblematico avvenuto qualche giorno prima dell’Ipo che sembra confermare l’impulsività degli investitori.

    http://www.businessinsider.com/snapchats-ipo-paperwork-sends-shares-in-snap-interactive-up-164-2017-2?IR=T

  5. Come i miei colleghi, ritengo anche io che la valutazione di 24 miliardi sia esagerata.
    Personalmente ho utilizzato Snapchat durante l’ultima estate, dopodiché l’ho cancellata e non ho più sentito il bisogno di scaricarla nuovamente.
    Quindi la mia impressione è che questa app possa “stancare”, soprattutto ora che la loro innovazione delle “stories” è stata replicata anche in altri social network.
    Inoltre mi sembra che spesso vengano utilizzati i filtri di snapchat per scattare foto divertenti, ma che poi queste vengano effettivamente condivise su Facebook o Instagram.
    Questo a mio avviso rende ancora più volatile la base di utilizzatori di snapchat, che fanno così capire che non saranno mai disposti a sostituire Facebook con Snapchat, ma che probabilmente non avrebbero nessun problema a fare il contrario.
    Io personalmente non ho mai condiviso nulla su Snapchat, ho sempre scattato foto (imbarazzanti) con i vari filtri e le ho inviate attraverso Whatsapp, quindi non ho mai sviluppato pienamente la “dipendenza” da questo social e infatti non ne sento assolutamente la mancanza.

  6. Sono d’accordo con i miei colleghi per quanto è stato detto. Neppure io riesco a spiegarmi tale valutazione per Snap.

    Il caso proposto è interessante perché fa riflettere sulla possibilità, per le aziende che propongono questo tipo di prodotto/servizio, di rimanere sulla cresta dell’onda per un periodo più o meno prolungato. Qui entrano in gioco vari concetti teorici (first mover o follower, il ruolo dell’innovazione continua e la strategia migliore da adottare in un ambiente dinamico e pieno di insidie) che danno spunto per capire come funzionano le cose.

    Per quanto riguarda il caso concreto posso dire che Snapchat secondo me è stata un’applicazione molto in voga negli ultimi anni per un target appunto giovanile per tutte le funzionalità inglobate che venivano percepite come qualcosa di straordinario e nuovo.

    Un po’ come accade ai bambini piccoli quando gli si compra un giocattolo nuovo: nella fase iniziale diventa parte indispensabile la presenza di quel giocattolo per potersi divertire, ma poi quel fascino e quell’attenzione viene via via scemando, fino a perdere completamente efficacia.

    È quello che secondo me sta succedendo con Snapchat, anche dovuto al fatto che tutta la concorrenza (instagram, Facebook, whatsapp) adesso propone quasi le stesse funzionalità e occupa una posizione migliore nella percezione dei consumatori di riferimento rispetto a Snapchat.
    Inoltre ho riscontrato diversi pareri che svalutano Snapchat perché con gli ultimi aggiornamenti hanno introdotto dei bug che hanno reso insoddisfatti e quasi infastiditi chi lo usava con una frequenza maggiore della mia.

    In conclusione dico che è impossibile, secondo me, rimanere sempre in “pole position” in questo contesto. L’ambiente è troppo mutevole per poter viaggiare sempre a 1000. Quello che un’impresa può fare è cercare di migliorare il più possibile ma le variabili in gioco sono molte e non si può certo controllare tutto.

  7. In linea con il pensiero dei colleghi che già hanno commentato questi 24 miliardi potrebbero essere una cifra pressochè elevata.
    Personalmente sono una persona che segue in modo costante ed aggiornato i social e con loro tutte le innovazioni e sono stata attirata fin da subito nel provare la novità quando era appena uscito snapchat.
    Credo che inizialmente il numero di utenti fosse ancora basso (tant’è che ricordo ancora che Chiara Biasi ed altri personaggi noti si sono iscritti molto tardi) poi con il passare del tempo sono aumentati notevolmente per poi arrivare ad oggi dove le persone forse sono ancora iscritte, ma quasi inattive.
    Il problema principale è che oltre alla condivisione istantanea di foto o video personali della durata di 24h, piuttosto che di filtri o di storie mondiali, altro non è in grado di fare. E’ stato il primo ad arrivare sul campo con quest’innovazione, ma forse non aveva calcolato la possibilità che rivali con numero di utenti notevolmente maggiori avrebbero potuto “copiare” il tutto e riuscire a trarre anche maggiori benefici.
    Instagram in particolare oltre ad aver preso spunto ed aver inserito le storie ha apportato modifiche che forse hanno migliorato il “servizio”. Esempio banale ma secondo me non da sottovalutare è il discorso degli screenshot, che tutelano in qualche la privacy. Instagram non permette di vedere chi cattura l’immagine o no e sicuramente insieme ad altre piccole modifiche ha contribuito ad affermarsi tra gli utenti. E infine c’è da dire che effettivamente chi aveva instagram e non snapchat ora è sicuramente poco invogliato a provare l’esperienza dell’ultimo social in questione.
    Per quanto riguarda facebook e whatsapp non so quanto possano essere utilizzati. La domanda è: non si stanno forse espandendo un po’ troppo, magari anche esagerando? “Sembra quasi che ci siano piu’ storie online che offline”

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