La cerimonia della sniffatura del tè

Nel mondo si consuma più tè o caffè? Anche se a molti italiani verrebbe spontaneo rispondere che si tratta del caffè, la bevanda più consumata al mondo dopo l’acqua è il tè, una categoria che vale complessivamente più di cento miliardi di dollari.Ma allora perché non cercare di replicare nel mondo del tè quello che ha fatto con il caffè Starbucks, divenuta un colosso da più di ventunmila nteavana2egozi con un fatturato di oltre sedici miliardi di dollari e una capitalizzazione di borsa da sessanta?

Questa è la business idea alla base di Teavana, un retailer americano con un posizionamento superpremium dedicato al tea lifestyle che vuole rappresentare per il cliente, come suggerisce il nome, the heaven of tea. Nel tea lifestyle il ruolo principale è naturalmente rivestito dalle bevande calde ma un fatturato sempre più significativo è atteso anche dall’(ottimo) iced tea, soprattutto in alcune location. Pur non essendo un cultore di questa bevanda, ammetto che quando passo davanti a un punto vendita Teavana non so resistere alla tentazione di entrare a scoprire qualcosa di nuovo attratto dalle degustazioni gratuite di varietà sempre nuove e poi inevitabilmente a comprare qualcuno dei nuovi profumateavana1tissimi blend a venti dollari l’etto.

La cosa che ho trovato più coinvolgente nella shopping experience Teavana è la cerimonia di sniffatura del tè: quando il cliente indica i prodotti ai quali è interessato il venditore apre il relativo contenitore agitandone velocemente il coperchio metallico in modo che l’aroma che fuoriesce si diriga verso il cliente inebriandolo.

Una scommessa vincente? Starbucks ci crede e infatti ha acquistato l’azienda un po’ più di un anno fa con la convinzione, come ha dichiarato il fondatore e ceo Howard Schultz, di riuscire “a trasformare la categoria tè nello stesso modo nel quale abbiamo trasformato quella del caffè”.

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36 pensieri riguardo “La cerimonia della sniffatura del tè

  1. Credo proprio che sia una scommessa vincente e probabilmente più versatile del modello originario di business Starbucks che, ad esempio, in Italia non può attecchire dato che le abitudini italiane di consumo del caffé sono molto definite e tradizionali.
    Starbucks comunque non risulterebbe competitivo in Italia a causa di tali abitudini di consumo che incidono naturalmente anche sulla customer experience che qui da noi non verrebbe vissuta appieno, ma questo Starbucks già lo sa.
    Devo dire comunque che i locali Starbucks sono molto attraenti e infatti quando sono stata all’estero ci sono passata sempre; soprattutto nel periodo natalizio risultano molto suggestivi e altrettanto credo lo sarebbero punti vendita Teavana.
    inoltre il tè, a differenza del caffé, ha una preparazione universale e non dovrebbe risentire di differenze culturali specifiche; certo, a patto che esista un gruppo di consumatori abbastanza vasto a cui piaccia questa bevanda e che siano quindi disposti all’acquisto. Il tè risulta comunque un prodotto che, partito come nicchia, si sta sviluppando e sta ampliando la propria presenza nella vita dei consumatori quindi ritengo che il business di Teavana possa avere successo.

  2. Ritengo sicuramente vincente la scommessa di Starbucks poiché a differenza del caffè, che a seconda del paese nel quale ti trovi ha un’importanza e una tradizione differente (si provi a pensare alla differenza tra Italia e Inghilterra), il tè invece non dovrebbe risentire della tradizione del paese. Personalmente però ritengo difficile trasmettere la cultura del take away di Starbucks ad una bevanda come il tè, poiché mi risulta strano pensare di bere un tè camminando; con ciò non voglio escludere la possibilità che il business Teavana possa “rivoluzionare” questo mio modo di pensare e portare questa bevanda, come ha sostenuto il CEO, allo stesso livello del caffè.

  3. D’accordissimo sulle potenzialità di vendita della categoria tè, non solo per i grandi numeri che può generare, vista la grande diffusione nei consumi di tutto il mondo, ma anche perché il tè si presta molto bene a rendere esperienziale la visita del consumatore nel PdV, forse più del caffè. Il tè racchiude infatti in sé la ‘magia’ della tradizione orientale e può suscitare nel cliente emozioni sensoriali (molto vincente la trovata della sniffatura). Un po’ meno d’accordo sul posizionamento superpremium. Si può davvero riuscire a creare un impero come Starbucks con dei prezzi così alti per un prodotto che comunque, rispetto al caffè, è ancora definibile come di nicchia?

  4. Mi piace molto questa idea, forse perché, da italiana anomala quale sono, non amo il caffè, mentre apprezzo sempre molto volentieri una tazza bollente di tè d’inverno o, magari, un bicchiere fresco d’estate.
    Immagino, anche solo guardando le foto portate in evidenza dall’articolo, che i locali siano molto belli esteticamente e ricercati, il tutto giocato sui colori diversi delle confezioni della bevanda e dalla magia evocata dal profumo che si sente entrando nello store. L’occhio vuole sempre la sua parte, a maggior ragione quando si vende qualcosa di decisamente costoso. Tutto deve sembrare come se l’acquisto che si sta per fare valga assolutamente la spesa, a partire appunto dallo store design per poi arrivare alla reale shopping experience, che in questo caso è molto efficace. Trovo, infatti, il procedimento della sniffatura del tè qualcosa di inusuale e per questo entusiasmante.
    Secondo me, dunque, la proposta di questo store è vincente e credo nelle sue potenzialità, a maggior ragione sapendo che a “dirigerlo” vi sarà un colosso come Starbucks.
    Il prezzo è indubbiamente alto, ma penso si tratti di una questione strategica. Infatti, qui, non si vuole replicare uno Starbucks del tè ( anche perché il tè lo si trova già da Starbucks). Così facendo, si andrebbe a svalorizzare il concetto iniziale stesso di questo store, ovvero, proporre qualcosa di speciale, di migliore e di non reperibile in un qualsiasi bar o supermercato.

  5. Ritengo che la scommessa di Starbucks sia sicuramente vincete poiché penso che il mercato del tè abbia un buon potenziale di crescita. Non a caso, infatti, il nostro project work “speziale” puntava molto sulla degustazione e la vendita di tè particolari. Io stessa ho potuto osservare da vicino la cerimonia del tè in Cina e ne sono rimasta affascinata. A shanghai era possibile trovare boutique del tè sia lungo la strada sia all’interno dei grandi magazzini in cui potevi assaporare tè o infusi dai gusti più strani. Ovviamente il costo non ha niente a che vedere con l’idea di posizionamento di Teavana ma se Starbucks riuscisse a “a trasformare la categoria tè nello stesso modo nel quale abbiamo trasformato quella del caffè” sarebbe di sicuro molto apprezzato. In questo caso Teavana, al contrario di Starbucks, dovrebbe approdare fin da subito anche in Italia!

  6. Secondo me funzionerà!
    Di solito cerco di non sbilanciarmi, questa volta la business idea mi piace e i vantaggi del Teavana sono molti. Primo vantaggio fra tutti è l’essere di proprietà di Starbukcs, una impresa internazionale, non nuova del settore beveradge, che è riuscita ad inserirsi in un mercato atomizzato e diventarne leader indiscusso. Nel mondo il successo di Teavana sarebbe assicurato già dal valore della categoria (espresso nell’articolo).Se è vero che noi italiani al te preferiamo il caffè, forse Teavana avrebbe, in Italia, maggiori possibilità di successo, proprio grazie al posizionamento diverso da starbucks e alla inferiore concorrenza rispetto ad una classica caffetteria.

  7. La scelta intrapresa da Starbucks sembra molto interessante e intelligente, questa mossa infatti gli consentirà di colmare quegli spazi non occupati, permettendo all’azienda di ampliare l’offerta e raggiungere quella fetta di consumatori che non gradiscono il caffè. Tuttavia anche se negli Stati Uniti l’interesse per il tè è cresciuto del 16% negli ultimi 5 anni, non penso che in termini di Pdv si riuscirà a raggiungere lo stesso grado di diffusione ottenuto con le caffetterie.

  8. Concordo con i miei colleghi.
    Il mercato del te’ si è notevolmente ampliato negli ultimi anni, passando da prootto di nicchia a prodotto di nicchia in sviluppo, come sottolineato a lezione. Ottima quindi l’ idea di Starbucks di cavalcare l’ onda cercando di attrarre consumatori, nuovi e non, che si sta sempre più affezionando alla categoria del te’.
    Ottima anche la strategia, come già evidenziato da Maristella, di creare un nuovo nome, Teavana, e non mantenere il brand Sturbucks per valorizzare il concetto di vendita di qualcosa di speciale, non reperibile da qualche altra parte e non cadere in una replica di uno Starbucks del te’.

  9. Pienamente d’accordo con la scelta di Starbucks, e sono convinto che si rivelerà un successo.
    Il tè è di sicuro una bevanda molto apprezzata in tutto il mondo e forte del suo marchio, l’azienda del caffè potrebbe trarne un grosso benefico, sopratutto considerando il fatto che Teavana ha già riscosso un notevole successo. La scelta di degustazione gratuita del prodotto unita alla stravagante esperienza della sniffatura offrono un gran valore aggiunto alla shopping experience, e a mio avviso sono tra i motivi principali per cui il cliente, nonostante il prezzo relativamente alto, è comunque spinto all’acquisto.
    Per certi versi mi fa pensare a ciò che anche Nespresso fa con i suoi punti vendita.

  10. Personalmente sono un’italiana doc e in questo senso una vera amante del caffè, ma ciononostante mi trovo d’accordissimo sulle potenzialità di vendita del tè. La bevanda è, infatti, in grado di generare numeri di vendita interessanti a causa della sua vasta diffusione e anche perché, a differenza del caffè, si presta bene ad un consumo “senza orario” essendo dissetante e rilassante insieme, così da accontentare le più svariate esigenze. Inoltre tale prodotto, appartenendo ad una categoria di nicchia e a causa della sua tradizione quasi leggendaria, si presta molto bene ad una vendita di tipo esperienziale. In questo senso ritengo azzeccata la trovata della sniffatura per attirare, coinvolgere, divertire e restare impressa nella mente del cliente.
    Riguardo al posizionamento superpremium, questa scelta mi convince un po’ meno. Ma è anche vero che sotto la guida di un colosso miliardario come Starbucks il percorso è in parte già tracciato. Infine credo che il cliente target, vero estimatore del tè ricercato, sarà felice di spendere qualche ora- seppur a caro prezzo- in un paradiso sensoriale come Teavana.

  11. Scommessa assolutamente vincente. Starbucks dalla sua parte ha anche il vantaggio che la cultura del tè non trova così tante differenze nel mondo come il caffè. Alcune resistenze potranno sorgere nella novità di sorseggiare un tè caldo mentre si cammina, tuttavia come Starbucks ha già rivoluzionato il concetto di caffè penso possa fare altrettanto bene nel tè.

  12. Well done!!Ricreare un ambiente come quello di Starbucks per vendere del “comunissimo” tè, è un’idea che per quanto semplice stupisce molto. Certo il prezzo per sorseggiare una semplice tazza di te è un po’ altino..ma d’altra parte chi va da Starbucks non va certo per gustare dell’ottimo caffè ma solo per il piacere di farlo in un posto che è alla moda. Quindi scelta ottimale quella del ceo Howard Schultz di acquisire nella sua azienda questo nuovo business, per trasmettere quelli che sono già i valori vincenti ed affermati della sua azienda. Poiché offrire una nuova gamma di prodotti arriva e amplia sia la gamma di consumatori che a Starbucks non andrebbero (poiché non amanti del caffè), sia a quelli che già abituali frequentatori si ritroverebbero ad avere la possibilità di degustare un nuovo prodotto, e riscoprirsi, perché no, dei nuovi bevitori di tè.

  13. Sempre interessante e piacevole leggere i suoi post, questo in particolare visto che l’idea retail presentata da me e dal mio gruppo l’anno scorso riguardava appunto la nicchia in sviluppo del té e aveva molti punti in comune con Teavana.

  14. Non convintissimo che possa attecchire in Italia, discorso più aperto per il resto del mondo.. Aldilà delle abitudini nostrane non vedo prosciugarsi frequentemente gli assortimenti di tè quando vado a fare la spesa (né mi è capitato di vederne abusare nei miei viaggi all’estero), quindi sebbene non sia completamente rilevante, il fatto che il consumo nelle case sia ancora un consumo di nicchia non mi convince sulla fattibilità dell’idea qui da noi.. Potrebbe funzionare bene altrove, visto che è spinto da Starbucks che, essendo del settore, non si sarebbe mossa in questo senso senza avere un minimo di convinzione sull’ampiezza della domanda potenziale di mercato.. Senza contare che il fatto che io non ne veda il consumo in ascesa non significa che non lo sia. Tuttavia anche a Padova (in via del Santo) c’è un punto vendita che spinge questo prodotto, con discreti risultati, ma sempre in un contesto di offerta più ampia, quindi accompagnando la vendita del tè a quella di altri prodotti food. Resto comunque perplesso sulla possibilità di trasformare il tè in un alter ego mondiale del caffè, anche se nel lungo periodo potrebbe realmente creare un’alternativa.. Bisognerà vedere con quanta convinzione verrà mantenuta nel tempo questa proposta e come verrà accompagnata sul mercato, ma attualmente non mi sembra possa esplodere con la stessa efficacia che Starbucks ha conseguito finora, quindi la vedo più come un rischio di flop che potrebbe, al massimo, concorrere in alcuni paesi con la stessa Starbucks.. motivo che spiega, secondo me, l’acquisizione più in ottica preventiva che per convinzione sul prodotto.. Se andrà bene sarà stato un ottimo investimento, in caso contrario un possibile futuro competitor in meno (che avrebbe potuto rosicchiare una parte, se pur minima, di fatturato)..

  15. Da amante del tè e sulla base della mia esperienza lavorativa nel settore, penso che Teavana possa essere una ricetta adatta ad attrarre consumatori neofiti per quanto riguarda la cultura del tè, ma non possa incontrare più di tanto il consenso degli esperti.

    La tradizione orientale, citata da qualche mio collega, impone, infatti, che il momento del tè sia un rito, il che esclude il concetto di take away. Gli appassionati preferiscono potersi prendere una mezzora per gustare questa abitudine, invece che bersi un tè freddo al volo.

    Personalmente tengo poi a precisare che la “sniffatura” non è un’invenzione di Teavana, ma l’unica tecnica che permette al cliente di scegliere consapevolmente i gusti che più ama. Mi è capitato spesso di incontrare clienti che non ricordavano più il nome del tè che tanto era piaciuto loro: è bastata una breve descrizione e una “sniffata” al barattolo per rivivere quell’emozione.
    Un’altra questione da tenere a mente è che nella quasi totalità dei casi il prezzo riflette la qualità e la ricercatezza di un tè: si tratta solo di sceglierne il livello. Venti dollari, per alcune qualità, sono un prezzo più che adeguato.

    Nonostante ciò, trovo che l’idea di business di Starbucks/Teavana possa avere un buon riscontro nei segmenti di mercato che ancora stanno fuori da questo mondo.

  16. Leggendo questo articolo mi è subito venuto in mente il “Whittard of Chelsea” a Londra, punto vendita di tè (e non solo) dedicato anch’esso al tea lifestyle e con un incredibile successo, non solo tra i londinesi, ma anche tra i milioni di turisti che visitano la capitale britannica. Anche questo mi fa pensare che Teavana riuscirà a imporsi sul mercato perché i punti vendita di questo genere sono molto apprezzati da tantissimi consumatori del tè non solo per il prodotto in sé, ma anche per l’esperienza che si va a vivere.
    Considero dunque, che Teavana rappresenti una scommessa vincente che consentirà a Starbucks di ampliare la sua offerta e di soddisfare anche quella fascia di clienti che ha una passione più marcata per il tè.

  17. Romano, qui tradisci il tuo non-amore per il tè: 20 dollari l’etto non è particolarmente costoso, se il tè è di qualità.
    il mio amico giapponese mi vizia con il tè Lupicia, e spesso i prezzi sono ben superiori
    in europa si trova in francia http://en.lupicia.fr/
    30gr 10€ http://en.lupicia.fr/s/29787_178191_emerald-earl-grey
    (non sono affiliato e non possego azioni della società).
    sono convinto che l’iniziativa avrà successo all’estero, non fosse che per le economie di scopo (o di scala, mai capito la differenza) con il marchio e soprattutto il business model Starbucks.
    in Italia il problema è lo stesso di Stabucks: non è tanto di mentalità di consumo, altrimenti a Firenze e a Roma hai voglia i gli americani che ci sono, è il costo al mq che non rende profittevole un cliente che ti pascola in negozio occupando un tavolo per un pomeriggio dopo aver comprato un mocaccino.

  18. In effetti attirare il cliente verso uno specifico prodotto, magari poco conosciuto ai più, è sicuramente un ottimo sistema per invogliarlo a provarlo e successivamente anche comprarlo. Siamo talmente sommersi dalle pubblicità che vediamo in televisione o sui volantini, che quando finalmente possiamo assaggiare e, in questo caso, odorare, è dura resistere alla tentazione anche solo per vedere di che tipo di prodotto si tratta.
    A mio avviso stimolare la curiosità del consumatore è non solo il primo passo passo che qualsiasi azienda dovrebbe fare per far scoprire nuovi prodotti, ma è anche l’elemento fondamentale per il successivo acquisto.

  19. Ritengo si tratti di una scommessa assolutamente vincente quella che Starbucks ha deciso di cogliere acquistando Teavana, proprio per il fatto che Starbucks, essendo considerata la più importante Coffee Company esistente, ha trasformato il mondo del caffè e secondo me saprà trasformare altrettanto bene anche quello del tè, sfruttando le conoscenze, le competenze e le strategie che gli hanno permesso di diventare il colosso che conosciamo. Inoltre, ciò permetterà a Starbucks di aumentare la propria quota di mercato andando ad accaparrarsi quei consumatori, che come nel mio caso, non bevono caffè ma tè.

  20. Penso proprio sarà una scommessa vincente! Il tè è una bevanda consumata e apprezzata nel mondo, con o senza cerimonie particolari come nella cultura cinese. E’ vero che a differenza del caffè, il tè non è ancora visto come una bevanda da bere a passeggio, ma spesso un’abitudine è dettata da “questioni di moda”, quindi nel caso in cui passeggiare sorseggiando del tè risulti trendy, diventerà molto probabilmente un’abitudine. Leggendo questo post mi è venuto in mente il successo avuto dal brand AriZona Iced Tea creato da due imprenditori italo-americani e lanciato negli Stati Uniti nel 1992: il loro tè è diventato la bevanda a base di tè più venduta negli USA, sia grazie alla qualità degli ingredienti naturali che lo compongono, sia grazie ad un packaging in bottiglie di vetro o lattina tutto colorato che invoglia i consumatori a comprare la bevanda. Per quanto riguarda il prezzo scelto dal retailer Teavana, probabilmente si è un po’ alto, ma è anche vero che quando un prodotto è ricercato e di alta qualità, l’attenzione al prezzo passa in secondo piano e inoltre, in questo caso, la curiosità di “sniffare” spinge il consumatore ad entrare nel punto vendita e provare il prodotto.

  21. Può funzionare, ma più che altro all’estero dove Starbucks è già radicato ed è entrato con il suo concept nelle abitudini dei consumatori. In Italia non vedo un consumo così esteso per questo tipo di bevanda fuori dall’ambiente domestico, ed è generalmente circoscritto a precisi momenti della giornata (non berrei mai un tè dopo pranzo!) e i prezzi non popolari non credo ne facilitino l’inserimento. Inoltre il momento del tè lo considero più come un momento di condivisione a cui dedicare del tempo, ed il modello Starbucks non so se ben si adatti al tipo di bevanda considerata.

  22. La categoria del te è in continua trasformazione. Risulta essere un prodotto ancora un po’ di nicchia che raggruppa una clientela sempre più esigente, anche se oggigiorno di certo non mancano le location dove poterlo sorseggiare. L’idea di base di Teavana è ottima, ha solamente bisogno di una pubblicità a 360 gradi per avvicinare tutti i tipi di clientela. Starbucks, al contrario, non è solo caffè, ma è tutto ciò che un cliente può desiderare all’interno di ogni punto vendita e non solo. Per Teavana basta solo un po’ di tempo perché la strada è quella giusta, e per Starbucks è sicuramente una scommessa vincente.

  23. Ci ha visto lungo Starbucks! Tuttavia credo che la scommessa si giochi soprattutto sulla capacità da parte di Starbucks di standardizzare i processi nei diversi punti vendita, non andando a intaccare la vena tradizionalistica che i consumatori ricercano nel consumo di una bevanda antica come il tè; e inoltre fare i conti con le diverse situazioni d’uso che caratterizzano i due prodotti, tè e caffè. Ma sono sicuro che Starbucks vincerà la scommessa!

  24. Ritengo che quest’idea sia interessante soprattutto se si considera il vasto consumo del tè a livello mondiale e il successo globale dell’azienda che vede a capo Howard Schultz. Bisogna però tener presente che questi dati non sono sufficienti per assicurare un brillante futuro alla nuova azienda. Il ruolo che può assumere la shopping experience al momento della vendita è sicuramente un valore aggiunto ma non basta e i prezzi alti previsti dal posizionamento superpremium di Teavana forse non permetteranno all’azienda di raggiungere così facilmente i numeri Starbucks.

  25. Per quanto riguarda il fatto che il the sia una bevanda più consumata rispetto al caffè, penso che sia un affermazione accettabile anche se vista da un’ottica italiana pare quas improponibile..comunque un brand che commercializza superpremium the in italia lo vedo personalmente poco fattibile..per una questione di cultura poco presente nella nostra penisola rispetto invece a quella del caffè…gia Starbucks è di per se assente in Italia, , considerando un Brand del genere poi si possono immaginare i risultati

  26. La sfida di Howard Schultz è sicuramente interessante, cioè quella di portare nei centri urbani le sale da tè Teavana, oggi presenti soprattutto all’interno di centri commerciali americani. La scommessa si rivelerà di sicuro vincente negli Stati Uniti, amanti della cultura take-away (ma sopratutto amanti dell’insegna Starbucks). Di sicuro la linea di prezzo adottata non è a portata di tutti, ma sopratutto appassionati e/o curiosi di provare qualcosa di nuovo. Nel mercato europeo, in particolare quello italiano, prevedo grandi difficoltà ad entrare in questo tipo di mercato. Principalmente per una questione di prezzo, ma anche per questione proprio di “cultura” italiana da sempre amante del caffè.

  27. L’idea è sicuramente molto interessante tenendo presente che il consumo procapite di tè sta crescendo anche negli Stati Uniti e sembra che Starbucks la stia sviluppando molto bene, infatti è stata aperta la prima sala da tè nell’upper East side di Manhattan dove oltre a poter degustare il tè è anche possibile mangiare dolci o toast ed una selezione di cibi preparati al momento.Infatti secondo me,Il problema è più che altro legato alla natura stessa del prodotto, la grande esperienza nel settore beveradge e la notorietà del brand di Starbucks sono sicuramente vantaggi indiscutibili, ma la sfida sarà appunto declinare i punti di forza di una grande catena adattandoli ad un prodotto che presenta determinate caratteristiche. Al contrario il prezzo non credo possa essere un ostacolo rilevante poiché parliamo di un mercato di nicchia, anche se in sviluppo, di conseguenza i consumatori sarebbero disposti a pagare di più per particolari tipi di tè.

  28. Il tè è la seconda bevanda più bevuta al mondo dopo l’acqua in quanto molto usato nei paesi popolati come la Cina e l’India. Tuttavia a mio parere la mossa di Starbucks è molto interessante e forse di grande successo, ma (purtroppo, in quanto sono un bevitore di tè) sicuramente non in Italia…un Paese dove il culto del caffè ha radici profonde…Sarebbe come cercare di far magiare alle persone la pizza con il ketchup e non con il pomodoro 🙂

  29. L’idea avuta da Howard Schultz mi piace e sarà sicuramente, oltre che vincente, molto apprezzata sia dai cultori del tè (come me), sia da coloro che vogliono provare le novità lanciate sul mercato. Trovo azzeccata e allo stesso tempo divertente la shopping experience che Teavana propone: il cliente infatti presta sempre più attenzione a ciò che consuma, di conseguenza la possibilità di testare il prodotto risulta, oltre che un incentivo all’acquisto, un modo per creare un rapporto diretto tra il cliente e l’azienda. Per questo motivo, trovo che un prodotto di qualità accompagnato da una piacevole shopping experience possa permettersi un prezzo maggiorato. Starbucks è per eccellenza il regno del caffè, quindi perché Teavana non potrebbe diventare quello del tè?

  30. Dal mio punto di vista la scelta intrapresa da Howard Schultz è vincente, basti pensare a come ha trasformato il concetto di caffè nel mondo creando un vero e proprio business che attrae milioni di consumatori.
    Ritengo che nel giro di pochi anni riuscirà a sdoganare un nuovo concept relativo al consumo del tè adottando tattiche simili a quelle messe in pratica per Starbucks e raggiungendo anche una diffusione simile per i punti vendita; probabilmente riuscirà anche ad avere successo in Italia, contrariamente a quanto succede per Starbucks.

  31. l’errore più grande per valutare un business è attenersi alle preferenze personali: non possiamo giudicare una idea pensando di essere “l’italiano medio” e basandosi sui propri gusti…Per questo esistono le analisi di mercato, che, in controtendenza al pensiero di molti, affermano: “il mercato di tè, tisane ed infusi in Italia ha raggiunto nel 2012 i 250 milioni di euro e nel 2013 ha riconfermato, nonostante la crisi, il trend positivo sia a valore (3,2%) sia a volume (1,9%): una crescita di certo lenta, ma costante e in controtendenza rispetto ad altri beni alimentari”. Sicuramente un mercato redditizio con molte possibilità di experience innovation ma sottolineo come il caffè e il the spesso sono definiti come “prodotti sostituti”, presentando all’orizzonte una possibilità di cannibalismo tra i business.

  32. Sebbene si sia verificata un aumento nei consumi e nelle vendite di tè in Italia, la crescita è davvero molto debole. Le previsioni future, inoltre, non sono molto incoraggianti. Secondo Euromonitor International, il CAGR nell’industria di tè in Italia, per i prossimi anni, stazionerà intorno al 3%. La vera scommessa per Howard Schultz sarà, dunque, quella di penetrare mercati come il nostro, in cui il il tè non è ancora un “all-day drink” e risente di forti picchi di stagionalità nelle vendite. Il vantaggio per Teavana è quello di trovarsi a competere, in questi mercati, con un ristretto numero di imprese che, senza troppi sforzi, domina oggi il mercato. L’ esperienza sensoriale della “sniffatura del tè” e le degustazioni gratuite, potrebbero rappresentare, sicuramente, ottime basi per il suo vantaggio competitivo. Nell’ambito delle dinamiche competitive di settore, il prezzo di fascia alta (di molto superiore a quello dei competitors) potrebbe, invece, rappresentare un ostacolo al successo dell’iniziativa imprenditoriale, soprattutto là dove la domanda di tè stenta ancora a decollare. Per le sorti di Teavana, molto dipenderà, dunque, dal giusto utilizzo delle leve del marketing mix nei diversi mercati in cui deciderà di operare.

  33. Dando uno sguardo al sito web di Teavana mi pare di capire che operino nei mercati di U.S.A, Canada e Messico, di conseguenza penso che la vera sfida per Starbucks, con l’acquisizione di Teavana, sia quella di replicare lo stesso successo avuto con le “caffetterie” in altri mercati, come quello europeo.Riguardo quest’ultimo, un discorso a parte bisogna farlo per l’Italia in considerazione del fatto che starbucks non ha aperto le sue caffetterie nel nostro paese visto, stando alle considerazioni su alcuni siti specializzati, che l’dea di caffetteria da noi è molto differente e probabilmente il concept ideato da Starbucks potrebbe avere delle difficoltà in questo settore.Questa breve premessa per dire che, al contrario, Teavana potrebbe avere spazio anche in Italia considerando che probabilmente sull’idea di negozio per la vendita e/o degustazione del tè, gratuita o non, si potrebbero avere dei maggiori margini di successo rispetto al caffè in quanto si hanno dei canoni meno definiti e quindi una clientela più “flessibile” con riferimento al prodotto tè e ai suoi punti vendita.

  34. La scommessa di Starbucks é senz’altro azzardata considerando soprattutto la tendenza dell’italiano a fermarsi in un bar e bere un caffè piuttosto che comprare un beverone di té (a peso d’oro oltretutto)..quindi la vera sfida sarà senza dubbio quella di cercare di affermarsi con una “nuova abitudine”, puntando sulla costumer experience

  35. Credo che con questa acquisizione Starbucks prima di tutto voglia mettere in atto una strategia di differenziazione e ampliare il mercato di riferimento. in secondo luogo probabilmente l’acquisto di Teavana arriva anche in risposta alle grandi catene del fast food (p.e. mc donald..) che hanno da qualche anno inserito in assortimento (neanche troppo a margine) prodotti come caffè, dessert e altri prodotti tipici dei bar, andando in qualche modo a competere con Starbucks. a quest’ultimo player di sicuro l’esperienza nel settore non manca e il mercato del tè è un settore in continua crescita pertanto, le probabilità di successo sono a loro favore. Tuttavia, almeno per quello che riguarda il mercato italiano non credo che neanche questa volta vedremo uno store Starbucks e soprattutto uno dedicato al tè nelle nostre città, o almeno non tanto presto. Esperimenti come Arnold Coffee a Milano (lo chiamano lo starbucks italiano) hanno dimostrato che è possibile aprire questo tipo di business in Italia, personalmente l’idea di ricreare un ambiente accogliente e offrire una customer experience unica come quella di Starbucks, mi aggrada.. il tè può anche attendere.

  36. C’è un negozio identico anche a Bologna solo che si chiama Strega te. Riassumo: è sempre pienissimo(anche perché è l’unico! ) http://www.stregate.it/web/
    Offre tantissime varietà di tè e sei assistito nell’acquisto.
    Dici più o meno su quali profumazioni sei orientato e in base ad esse ti sono fatte una serie di proposte che portano poi alla definizione del tè che vuoi acquistare. Non costa molto, circa 6 € all’etto mi pare ma puoi comprarne anche 500g.
    Devo ammettere che quando esci da lí sei molto soddisfatto, soprattutto perché il tè ha dei gusti unici e davvero buoni.
    Questo commento non era analitico ma solo finalizzato a dire che vi sono negozi simili a quelli esteri anche in Italia….A volte non lo si sa.

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