È Jacopo Berto l’innovatore del retail 2014

È Jacopo Berto, studente laureando dell’Università di Padova, il vincitore dell’edizione 2014 del Premio Innovazione del Retail – ER, la competizione tra studenti di tutte le Università e Business School che premia le migliori idee di nuovi concept retail. Lo ha decretato una giuria composta da consulenti e manager di aziende come Diesel, La Rinascente, Gruppo Pam, Gruppo Coin, Mercatone Uno e McArthurGlen e presieduta dal giornalista Armando Garosci di Largo Consumo. Il progetto vincitore, denominato “Custoric2mfit. Express Yourself”, è un fashion retailer con un posizionamento di prezzo medio nel quale il consumatore può acquistare e personalizzare i capi di abbigliamento che acquista.

Come ha spiegato ai presenti Jacopo Berto, non si tratta di una sartoria nell’accezione tradizionale del termine, dal momento che non saranno realizzate in negozio lavorazioni complesse che richiedono un know how particolare, ma solamente modifiche come applicazioni di toppe, taschini, borchie, sostituzione di bottoni, applicazione di stampe a caldo, ecc. in modo da rendere il processo standardizzabile e il business scalabile. Il negoziJacopo.Bertoo vuole quindi “permettere a chiunque di essere stilista di se stesso”, rendendo il cliente responsabile della co-creation del prodotto, ma senza troppi impatti sul prezzo finale (si prevede che le modifiche possano essere proposte a un prezzo che varia tra i 2 e i 20 euro).

Il target è infatti un giovane tra i 18 e i 35 anni che ama la moda ma che ci tiene anche ad affermare la propria unicità. In coerenza con il target individuato, la strategia di comunicazione passerà soprattutto attraverso i social network e il web sarà utilizzato anche per l’attività di vendita.

Il premio è stato consegnato in H-Farm, uno dei luighi simbolo dell’innovazione Made in Italy, da Paolo Brugioni, amministratore delegato di ER spa, la società che ha promosso l’iniziativa, nel corso di un incontro organizzato da Quintegia e Condesa DF che ha visto la partecipazione tra gli altri di Pierluigi Bernasconi, amministratore delegato di Mercatone Uno, Lara Facchinetti, Direttore Risorse Umane e Organizzazione di Gruppo Pam e Virginia Sciré, socia fondatrice di Allegri Briganti. La serata è stata anche un’occasione per Leonardo Buzzavo, Presidente di Quintegia, per fornire alcune anticipazioni su una nuovo importante evento sul mondo dei prodotti lifestyle che sarà realizzata a Milano nell’ottobre del prossimo anno.ric1

Funzionerà l’idea di Jacopo Berto? Intanto il vincitore ha incassato i complimenti del folto pubblico presente e un assegno da 3.000 euro. Per gli altri studenti che desiderano mettersi alla prova con le loro idee sull’innovazione nel retail, invece, appuntamento all’edizione 2015 che sarà lanciata all’inizio del prossimo anno. Chi fosse interessato a partecipare troverà nei prossimi mesi in questo blog tutte le informazioni utili.

Annunci

37 pensieri riguardo “È Jacopo Berto l’innovatore del retail 2014

  1. L’idea di Jacopo Berto credo possa avere grande successo. Affermo questo perché la sua idea fa leva su una strategia che oggi riesce ad attrarre molto i consumatori ovvero: la differenziazione. Il prodotto normale,che tutti possono avere, ha perso valore. Oggi i clienti cercano qualcosa che riesca a farli sentire e apparire differenti dalla massa! “Il mondo è bello perché è vario” e oggi come oggi questo detto deve entrare nella testa di ogni aspirante reatiler. La gente vuole farsi riconoscere, anche con dei piccolo particolari. Vuole sentirsi unica e inimitabile. Ovviamente è importante fare sempre “due conti” sulla fattibilità della differenziazione ma..se tutto quadra.. Può portare grandi successi! Bravo Jacopo! Ci ha fatto vedere che l’ innovazione non deve essere sempre radicale per avere successo, anzi..spesso l’innovazione incrementale, come rivisitare vecchie strategie, vecchi stili di vendita, aggiungere servizi particolari all’interno del negozio, può portare al successo! Creatività alla base di tutto!

  2. Un modello di retail che forse non si scopre oggi, ma probabilmente ben si proietta verso il cliente. Recentemente abbiamo visto con la dottoressa Elisa Voltan (merchandise planner di Jimmy Choo) come l’azienda abbia lanciato un’idea innovativa in cui sono i clienti stessi a realizzare concept di prodotti (nello specifico di scarpe) che, se ritenuti efficaci, possono essere commercializzati a prezzi più accessibili, proprio per premiare la clientela che li ha “forniti”. Build-a-bear workshop è un altro esempio di come il cliente venga coinvolto direttamente ed attivamente nella “costruzione” del suo prodotto. Come detto da Sabrina qui si parla di differenziazione, e quando si parla di retail e di differenziazione si può parlare anche di vantaggio competitivo. Questo, quindi, è uno di quei casi in cui ritengo se ne possa parlare. In realtà c’è una proposta imitabile, che è quella del prezzo basso al quale si possono effettuare le modifiche (perché, obiettivamente, 20€ come prezzo massimo per personalizzare un proprio capo di abbigliamento non sono una cifra proibitiva come invece potrebbero risultare alcune modifiche particolarmente costose nel suddetto Build-a-bear) ed una proposta meno imitabile, che è quella delle modifiche e personalizzazioni applicabili al prodotto. Tuttavia non sono convinto che sia un elemento completamente non imitabile, tutt’altro, il rischio è quello che corrono un po’ tutte le imprese innovative, lanciare un’innovazione mirata e ritrovarsi in poco tempo la spinta dei new entrants che, forti delle informazioni assorbite dall’esperienza dell’azienda innovatrice, partono con un’innovazione incrementale più completa e già pronta a rispondere alle nuove esigenze dei clienti. Questo tipo di novità portata da Jacopo Berto si colloca bene in un’ottica di category management, poiché per fornire un aiuto nella creazione del prodotto è necessaria una stretta collaborazione con i fornitori ed una specializzazione degli incaricati in negozio (ancora una volta ritorniamo a fare l’esempio di Build-a-bear). Quindi il fornitore “entra” nel negozio. Questa è un’ottima cosa perché abbatte i tempi di feedback che i fornitori hanno normalmente per capire se i prodotti sono graditi o meno, in breve le richieste di personalizzazione più simili tra loro faranno sì che il fornitore sia preparato sempre prima alle richieste dei clienti e che la customer experience sia facilitata direttamente in loco grazie ad una sempre più particolareggiata preparazione dei commessi e del personale dedicato alla personalizzazione. Il punto forte della personalizzazione, in realtà, è proprio il fatto di non lasciare tutta l’elaborazione del prodotto in negozio ma demandando gli elementi più complessi al fornitore, rafforzando i legami e non creando un peso per il negozio. Un ottimo tentativo di differenziazione quindi, ma su cui lavorare costantemente e a ritmi sostenuti per migliorare sempre più la qualità del servizio offerto in modo da lasciare indietro la possibile concorrenza. Puntare sulla customer experience, puntare sulla customer relationship, coltivare esperienza nel campo e non guardarsi mai indietro.

  3. L’idea di Jacopo mi piace, ma non nego che ho i miei dubbi sul fatto che sia davvero un’innovazione. Ci sono diversi negozi che già fanno questo servizio (io per esempio ne conosco uno ad Ancona). Detto questo, credo che l’idea sia vincente e possa funzionare, per due principali motivi: il posizionamento di prezzo medio può renderla economicamente fattibile e attirare i curiosi, cosa di cui un’attività che è all’inizio ha sempre bisogno. Ma soprattutto, la natura dell’idea rende semplice la fidelizzazione del cliente, poiché è il cliente stesso che fornisce direttamente informazioni preziose sui suoi gusti e le sue preferenze, scegliendo personalmente la modifica da apportare al capo che acquista. Con il web, poi, queste informazioni possono essere sfruttate ancora più facilmente, per proporre ai singoli clienti idee personalizzate, aumentando la chance di sviluppare una customer loyalty.

  4. Come non essere d’accordo con Sabrina.
    Non solo l’innovazione di Jacopo Berto permette una differenziazione rilevante e allo stesso tempo non eccessiva, ma riesce anche ad essere offerta ad un costo piuttosto contenuto, in primo luogo per il cliente.
    Inoltre presenta una struttura ripetibile e semplice, tale da poter essere applicata a diversi punti vendita di fashion retail, in modo da essere anche economicamente sostenibile da parte del retailer che volesse offrire questo servizio alla propria clientela. Credo pertanto che l’idea di Jacopo Berto abbia la potenzialità per un’ampia diffusione e per diventare un’idea di successo nel fashion retail.

  5. Complimenti a Jacopo!
    In un mondo come quello della moda dove è sempre più difficile trovare qualcosa di innovativo, a causa della velocità di cambiamento, della facilità di imitazione ecc.. questa idea può rappresentare un buon punto di partenza. Di certo non è una novità assoluta, basti pensare che nel campo delle scarpe sportive, Adidas e Nike, rispettivamente con “Crea il tuo design” e “NikeID”, hanno già da anni sviluppato questo processo di personalizzazione che la maggior parte dei clienti ricerca. Ma la svolta sicuramente è nella strategia di prezzo: se dovesse farcela a restare nel range 2-20 euro, sarebbe di certo un’attrattiva per molti e la pubblicità che ne deriverebbe sarebbe ottima.
    Quindi forza Jacopo, aspettiamo tue notizie e porta avanti questo progetto!

  6. Ho avuto il piacere di ascoltare personalmente la presentazione del progetto di Jacopo e di assistere alla sua incoronazione a Innovatore del Retail 2014. Trovo che la sua idea sia molto in linea con la concezione più moderna di negozio, soprattutto nel mondo del fashion. La chiave di volta del progetto, infatti, è la customizzazione del prodotto che oggi più che mai è un aspetto di primaria importanza per il consumatore. Basti pensare ai marchi leader del mercato della moda come Nike, Converse ma anche Louis Vuitton, che permettono – in misure e modalità differenti- al cliente di personalizzare il proprio prodotto, così da renderlo parte attiva e partecipante della creazione del valore dello stesso.
    Il punto vendita ideato da Jacopo è un concept store che, in quanto tale, vuole coinvolge il cliente attraverso diversi elementi. La caratteristica più originale e innovativa, a mio parere, è la creazione del laboratorio modifiche “a vista” all’interno del negozio. Questo ha degli interessanti risvolti in tema di fidelizzazione del cliente. Lo stesso, infatti, si sentirà rassicurato dalla trasparenza con cui il negozio svela il retro del processo. Basti pensare ai ristoranti con la cucina a vista che in qualche modo sembrano sempre voler sottolineare come tutto vada bene, come non ci sia niente da nascondere e ciò rappresenta un notevole valore aggiunto per il locale.
    Grazie ad un insieme di espedienti, tra cui il laboratorio modifiche come parte integrante del negozio, il cliente avrà la sensazione di vivere un viaggio, un’avventura che è in grado di trasmettergli la filosofia aziendale nel modo più chiaro e diretto possibile.
    Il valore aggiunto di “Customfit. Express Yourself” è che l’acquirente sarà in grado di dare al proprio item la massima espressione di sé, diventando esso stesso stilista e co-creatore dei capi di abbigliamento. In questo senso il cliente sarà un consumatore più che mai consapevole, originale e soprattutto avrà la possibilità di indossare pezzi unici.
    Credo che l’idea di Jacopo abbia grande potenzialità e ampio margine di successo, soprattutto per il suo essere un’idea semplice e concretamente realizzabile, ma allo stesso tempo originale e di grande impatto emotivo.
    Anch’io sarei molto felice di poter facilmente personalizzare una T-shirt o una giacca partendo da un modello standard.
    I complimenti li ho già fatti di persona al mio collega Jacopo, dunque non mi resta altro che augurargli un grosso in bocca al lupo per lo sviluppo della sua idea, e chissà che un giorno non ci incontreremo in uno dei suoi negozi.

  7. Già dai primi anni ’90 si avvertiva la necessità di una Mass Customization, sviluppatasi poi nelle sue numerose varianti. Oggi più che allora grazie soprattutto a piattaforme online sempre pià diffuse, il customer ha la possibilità di andare a modificare quasi dalla base il prodotto che andrà poi ad acquistare, esempi lamapanti si trovano nella linea di abbigliamento sportivo O’Neill o nella sezione “Design Your Own Converse Sneaker” del celebre marchio di calzature. Il fenomeno è in continuo mutamento, molto probabilmente in Italia, dove l’eccesso di estrosità è ancora visto con sospetto, offrire l’opportunità di personalizzare entro limiti di scelta (appunto bottoni, taschine, borchie…) il proprio capo in un’ottica low cost potrebbe trovare terreno molto fertile, per quanto, ormai, tutte queste decorazioni possano essere considerate speciali ed uniche.

  8. “Tutte le idee che hanno enormi conseguenze sono sempre idee semplici”. Lev Tolstoj

    L’idea di Jacopo Berto non è solo semplice e innovativa ma segue soprattutto i nuovi trend del mercato. I nuovi trend come e-commerce, social network e co-creazione. Il coinvolgimento del consumatore e la personalizzazione del prodotto agiscono su un livello partecipativo, emotivo e relazionale. Ciò fornisce un vantaggio competitivo per la sua azienda soprattutto perché viene offerto ad un prezzo che il consumatore è disposto a pagare. Quindi il consumatore percepisce il valore del prodotto. ‘E una idea che incontra le aspettative dei consumatori attuali e futuri.
    Complimenti a Jacopo per l’implementazione della sua idea!!!

  9. Penso che l’idea di Jacopo sia molto interessante pur nella sua (forse apparente) semplicità. Il mondo della moda è molto competitivo e trovare qualche modo per differenziarti non è semplice. Un’idea semplice, che arriva nel momento in cui la moda della personalizzazione del prodotto è sempre più forte, a mio modo di vedere può avere notevole successo, soprattutto nell’ottica di vedere il processo di personalizzazione prendere sempre più piede anche in Italia. Essere co-creatore di quello che indossi e coinvolgerti nel processo di elaborazione del prodotto è sicuramente un buon modo per attirare consumatori e mantenere sempre vivo l’interesse visto che la moda cambia rapidamente. Può anche rendere più facile e snella la scelta dei capi base da tenere visto che poi si possono personalizzare in svariati modi.

  10. Si dice siano i particolari, i dettagli a fare la differenza perché molto spesso dietro ad un dettaglio si nasconde l’originalità e la creatività di colui/lei che lo realizza. Basti pensare a quanto contano gli accessori nel determinare un outfit di successo-in quanto spesso sono questi ultimi a valorizzare un abito-.
    Quante volte è capitato di acquistare qualcosa in negozio e poi collegarsi al web per procurarsi un elemento aggiuntivo? Come una spilla, delle rouches, delle paillettes o altro? Questo progetto permette di evitare questo step e sviluppare un’idea su misura per lei/lui. È un po’ come se si stesse tornando ai valori di una volta, quando ci si recava dalla sarta per un abito realizzato in esclusiva, solo che, in questo caso, la sarta è una sarta “low cost”. Oggi sempre di più, l’importante non è tanto quello che vesti, ma “vestire quello che sei”, e tramite l’idea di Jacopo Berto il cliente fa parte del processo di realizzazione del prodotto attraverso il proprio estro e la propria fantasia.
    La comunicazione attraverso social network è la chiave vincente, in quanto mezzi come Facebook ed Instagram quotidianamente e in tempo zero hanno la capacità di conferire notorietà e popolarità, determinando addirittura nuovi successi.
    In conclusione sí, penso proprio che l’idea di Jacopo Berto funzionerà alla grande!

  11. Credo che Jacopo sia stato molto bravo ed intelligente a cogliere tale opportunità. Questo esempio mostra come nonostante oggi il mercato sia molto competitivo, nel mondo del retail esistano ancora margini di differenziazione. La personalizzazione della merce è sicuramente una strada di successo in quanto solo in tal modo il cliente si sente completamente appagato, solo così il retailer crea valore per esso e genera una relazione duratura e profittevole. Inoltre l’economicità della personalizzazione e la velocità saranno molto importanti. In Italia, sono pochi i brick & mortar che personalizzano gli oggetti (solitamente ciò è possibile online) pertanto credo ancor di più tale idea sarà vincente.

  12. L’idea di Jacopo sembra molto interessante e pertanto ritengo che abbia meritato la vittoria. Tuttavia credo che l’idea in sé non possa rappresentare una forte componente di differenziazione poiché facilmente imitabile, come lui stesso ha affermato infatti non serve un know how particolare. Gia da diversi anni esistono aziende che effettuano stampe a caldo quindi se l’idea dovesse avere successo queste ultime potrebbero facilmente imitarla. Ciò nonostante la sua intuizione resta vincente e se sviluppata usando delle opportune leve del retailing mix potrebbe avere un esito positivo.

  13. Come emerso durante la conferenza e sottolineato in particolare dall’intervento nella sala Convivium in H-FARM di Paolo Brugioni amministratore delegato ER spa, siamo di fronte una domanda sempre più complessa. Per realizzare un Retail di successo dobbiamo verificare continuamente tre dimensioni: Trends (saper leggere il mercato e i bisogni dei consumatori), BE(non aver paura di tornare a fare il “mestiere”); Competitors(guardare come si muove la concorrenza, cercando di dare delle risposte differenziando!). Il contesto attuale, in cui un Retailer deve muoversi, è sicuramente più complesso, ma se vogliamo anche più divertente. Detto ciò, credo che l’idea proposta da Jacopo Berto “Customfit Express yourself”, è nata proprio dall’analisi di queste tre dimensioni e in particolare dalla constatazione che uno dei bisogni latenti del Consumatore oggi, è quello di sentirsi al centro dell’azienda; vuole sentirsi libero di esprimere il suo stile perché ha mille interessi, coltiva mille passioni ed è stanco di sentirsi omologato da una produzione di massa. Probabilmente è stata questa la chiave del successo di Jacopo, tra l’altro confermata ampiamente da quanto emerso durante la competition sul Fashion tenutasi sempre in H-FARM, a cui ho avuto l’onore di partecipare insieme alla mia collega Zoe Scandroglio, cui ha preso parte a sorpresa di tutti Renzo Rosso fondatore di Diesel. Infine circa la fattibilità del Progetto di Jacopo, credo sia un’idea che ha ottime possibilità di successo, in primo luogo perché rappresenta un servizio aggiuntivo offerto al cliente consentendogli di arricchire la sua Customer Experience direttamente in store, questo vuol dire più flussi di vendita, risponde ad un suo bisogno che è quello di esprimere la sua Identità, è un’ idea di facile implementazione, rinforza il rapporto con il personale favorendo la fidelizzazione, infine l’ uso dei social consentirà una raccolta di dati in grado anche di influenzare la produzione verso quei capi più divertenti.

  14. Innanzitutto penso sia doveroso fare i complimenti a Jacopo e alla sua idea, che si è rivelata la miglior innovazione nel Retail in tale concorso.
    Potendo dare un’opinione personale a riguardo credo che lui sia stato in grado di “centrare in pieno il bersaglio”: uno strumento che renda possibile differenziarsi dagli altri ad un prezzo contenuto e accessibile sicuramente a chiunque ma non solo, sicuramente poco costoso anche per i retailers che decidessero di adottarlo.
    Credo che tale innovazione potrà avere successo :se osserviamo il lato dell’acquirente, darà modo ad esso di creare un proprio stile, lo valorizzerá, si sentirà appagato; se osserviamo il lato del retailer, esso avrà un vantaggio di costo nell’adottare tale strumento ma non solo, potrà disporre solamente della linea basic poiché il valore aggiunto sarà tutto creato in loco.

  15. Oltre che per la semplicità e per il potenziale di differenziazione che questa idea comporta, a me ha colpito soprattutto la sua economicità: si riesce a creare un’attività innovativa con un ridottissimo investimento iniziale, e bassi costi per le materie utilizzate, riuscendo poi a creare margini tutto fuorché irrisori. L’idea é quindi applicabile per realtà di qualsiasi dimensione, anche molto piccola (immagino anche piccolissimi laboratori dove il cliente porta i suoi capi per aggiungere gli accessori), ed é per questo che temo anch’io che sia imitabile nel giro di periodi molto ristretti. Nonostante tutto, però, qualora questa idea si dovesse diffondere el mercato, presumo che il mercato stesso ne beneficerà: immagino che i retailer cercheranno di differenziarsi offrendo delle proprie linee di accessori, nel tentativo di venire incontro a consumatori con profili diversi e creando quindi un’accesa competizione anche in questa attività apparentemente marginale.
    Comunque, complimenti a Jacopo e tanti in bocca al lupo per la sua carriera!

  16. Innanzitutto complimenti a Jacopo per essersi aggiudicato il concorso a mio modo di vedere con idea non del tutto innovativa (brand leader come Nike, adidas e converse permettono molteplici livelli di personalizzazione dei prodotti) ma davvero interessante. La Strategia della Differenziazione ormai non è più solo una moda, da un lato rappresenta una vera e propria esigenza per le imprese che vogliono sopravvivere nel mercato, dall’altro, soprattutto in un settore come quello dell’abbigliamento i consumatori ne sentono l’esigenza e quasi la pretendono. Purtroppo non ho avuto la possibilità di assistere alla presentazione ma da quello che leggo nell’articolo nutro dei dubbi circa la difendibilità del vantaggio competitivo in quanto facilmente imitabile dai competitors dati i bassi costi di realizzazione. Nella mia esperienza personale mi è capitato di entrare in contatto Con un pdv che notando il trend della personalizzazione aveva lanciato un’iniziativa per alcuni modelli di scarpe converse. In breve il consumatore dopo l’acquisto poteva farsi personalizzare quasi gratuitamente il prodotto in loco (spille, tinta, borchie etc). Questa da un lato aveva riscosso un buon successo accrescendo i clienti del negozio dall’altro aveva scatenato l’immediata reazione dei competitors che avevano provveduto a copiare l’idea portandola a non essere più percepita come valore aggiunto. In conclusione a mio avviso l’idea di Jacopo dovrebbe integrare delle competenze specifiche (p.e. Tocco artistico?) e pertanto difficilmente imitabili. Tuttavia penso che la strada intrapresa sia quella giusta, ossia quella di coinvolgere il consumatore nella realizzazione del prodotto rendendolo cocreatore e migliorando la sua customer experience .
    Un in bocca al lupo e ancora complimenti a Jacopo

  17. Un modello di retail che forse non si scopre oggi, ma probabilmente ben si proietta verso il cliente. Recentemente abbiamo visto con la dottoressa Elisa Voltan (merchandise planner di Jimmy Choo) come l’azienda abbia lanciato un’idea innovativa in cui sono i clienti stessi a realizzare concept di prodotti (nello specifico di scarpe) che, se ritenuti efficaci, possono essere commercializzati a prezzi più accessibili, proprio per premiare la clientela che li ha “forniti”. Build-a-bear workshop è un altro esempio di come il cliente venga coinvolto direttamente ed attivamente nella “costruzione” del suo prodotto. Come detto da Sabrina qui si parla di differenziazione, e quando si parla di retail e di differenziazione si può parlare anche di vantaggio competitivo. Questo, quindi, è uno di quei casi in cui ritengo se ne possa parlare. In realtà c’è una proposta imitabile, che è quella del prezzo basso al quale si possono effettuare le modifiche (perché, obiettivamente, 20€ come prezzo massimo per personalizzare un proprio capo di abbigliamento non sono una cifra proibitiva come invece potrebbero risultare alcune modifiche particolarmente costose nel suddetto Build-a-bear) ed una proposta meno imitabile, che è quella delle modifiche e personalizzazioni applicabili al prodotto. Tuttavia non sono convinto che sia un elemento completamente non imitabile, tutt’altro, il rischio è quello che corrono un po’ tutte le imprese innovative, lanciare un’innovazione mirata e ritrovarsi in poco tempo la spinta dei new entrants che, forti delle informazioni assorbite dall’esperienza dell’azienda innovatrice, partono con un’innovazione incrementale più completa e già pronta a rispondere alle nuove esigenze dei clienti. Questo tipo di novità portata da Jacopo Berto si colloca bene in un’ottica di category management, poiché per fornire un aiuto nella creazione del prodotto è necessaria una stretta collaborazione con i fornitori ed una specializzazione degli incaricati in negozio (ancora una volta ritorniamo a fare l’esempio di Build-a-bear). Quindi il fornitore “entra” nel negozio. Questa è un’ottima cosa perché abbatte i tempi di feedback che i fornitori hanno normalmente per capire se i prodotti sono graditi o meno, in breve le richieste di personalizzazione più simili tra loro faranno sì che il fornitore sia preparato sempre prima alle richieste dei clienti e che la customer experience sia facilitata direttamente in loco grazie ad una sempre più particolareggiata preparazione dei commessi e del personale dedicato alla personalizzazione. Il punto forte della personalizzazione, in realtà, è proprio il fatto di non lasciare tutta l’elaborazione del prodotto in negozio ma demandando gli elementi più complessi al fornitore, rafforzando i legami e non creando un peso per il negozio. Un ottimo tentativo di differenziazione quindi, ma su cui lavorare costantemente e a ritmi sostenuti per migliorare sempre più la qualità del servizio offerto in modo da lasciare indietro la possibile concorrenza. Puntare sulla customer experience, puntare sulla customer relationship, coltivare esperienza nel campo e non guardarsi mai indietro.

    NB: ho ripostato (avevo scritto il 24 ma non risulta ancora purtroppo)

  18. Credo che l’idea proposta da Jacopo possa rivelarsi vincente anche e soprattutto in grandi realtà affermate, come potrebbero essere Zara o H&M, con la creazione nello store, ad esempio, di un angolo- laboratorio ad hoc, accattivante e magari aperto solo in determinate fasce orarie. Infatti da questa collaborazione non solo aumenterebbe esponenzialmente il grado di loyalty del cliente verso l’azienda, dal momento che gli sarebbe permesso di mettere mano e modificare a proprio piacimento, senza oneri eccessivi, la merce da acquistare, ma potrebbe anche rivelarsi un’ottima fonte di dati per la realizzazione delle collezioni successive, cogliendo in anteprima i trend che verranno. Le modifiche sarebbero poi realizzate su prodotti già appetibili e ricercati, facilmente vendibili nella loro forma originale, in cui basterebbe davvero poco per fare la differenza, riducendo quindi i rischi dell’operazione e ottenendo il massimo risultato con il minimo sforzo. Inoltre, dal momento che oggi tutti tendono a rifornirsi negli stessi store, se esistesse una possibilità che permettesse di indossare un capo trendy senza la paura di vederlo addosso ad un’altra persona per la strada, quella sarebbe proprio un’occasione da prendere al volo!

  19. Ero presente all’evento RETAIL INNOVATION CHECK POINT ed è stato interessante assistere alle testimonianze da parte di esperti del settore retail e allo stesso tempo come riportato da quest’articolo, alla premiazione del vincitore Innovazione nel Retail – ER Jacopo Berto, a dimostrazione che ci sono persone che credono profondamente nelle idee di un giovane studente. In riferimento al premio vinto da Jacopo penso che più che un’innovazione in termini assoluti sia stata una ”implementazione” di un elemento ormai divenuto chiave nel settore fashion retail ovvero la personalizzazione(tema ribadito anche dall’Ad di ER S.p.a, Paolo Brugioni). Questo perchè la possibilità di customizzare un prodotto finito è già un’ opzione adottata da diverse aziende, per lo meno on-line(Converse per le All-Star), ma la possibilità di poterlo fare in un punto vendita Brick&Mortar come quello progettato da Jacopo potrebbe essere l’intuizione vincente che cattura l’attenzione del cliente. Inoltre la volontà di Jacopo di guardare con attenzione al fenomeno dell’ Hipster style per il tipo di capi presenti nel punto vendita mi sembra un’ottima mossa per sfruttare al meglio questa tendenza.
    In bocca a lupo a Jacopo e al suo progetto !

  20. Questa innovazione mette al centro del business il cliente e le sue esigenze, molto più di un qualsiasi format di impresa finora in voga. Mi si potrebbe criticare di non aver preso in considerazione le già citate corporation (Nike, Adidas, ecc.), ma trovo che l’idea di Jacopo abbia un quid pluris rispetto al programma di personalizzazione delle stesse multinazionale. Di solito, l’esigenza di personalizzazione di un bene potrebbe essere spinta da mode passeggere e che quindi ha come maggior vincolo il tempo. Il progetto di Jacopo rispetto alle suddette multinazionali ha come vantaggio quello di poter soddisfare l’esigenza in pochi minuti dal manifestarsi del bisogno. Buona fortuna Jacopo!

  21. Secondo uno studio della Capgemini Consulting (http://www.mark-up.it/la-personalizzazione-sara-l‘ esigenza-decisiva-sui-consumi-di-domani/) i consumatori sono sempre più consapevoli dell’importanza che rivestono e della capacità che hanno di influenzare la strutturazione di prodotti. In particolare il campione analizzato manifestava insoddisfazione per i punti vendita frequentati a causa di prodotti poco innovativi e prezzi troppo alti. Inoltre più del 50% degli intervistati dichiara di essere interessato a prodotti personalizzati e la maggior parte di loro effettua acquisti online. Bingo!
    Il vincitore dell’edizione 2014 del premio innovazione del retail sembra aver centrato in pieno i gusti e le esigenze del ” nuovo consumatore” di oggi, meritando così la vittoria.
    Riconosciute le potenzialità del progetto “Customfit. Express yourself”, passiamo, ora a commentarne i limiti. L’insostenibilità del vantaggio competitivo è indiscussa. Tuttavia potrebbe essere proprio la scalabilità del business l’arma vincente di Jacopo. Entrare rapidamente ed in maniera capillare nel mercato, grazie ai costi bassi e alla replicabilità del format, potrebbe concedere a Jacopo l’innegabile vantaggio del first mover. Un brand già avviato e la possibilità di sfruttare economie di scala, di rete e di esperienza darebbe all’azienda un surplus nei confronti della concorrenza, tramutando così un vantaggio apparentemente imitabile in uno sostenibile.

  22. Sono convinto che l’idea di Jacopo trovi terreno fertile nel campo della moda di oggi. Le persone, ma soprattutto i ragazzi, hanno si il desiderio di seguire la moda, ma a modo loro. Nasce quindi l’esigenza di distinguersi pur seguendo la massa. Ancora meglio se tutto ciò è realizzato in un ottica di risparmio, riciclando vecchi abiti prossimi alla rottamazione. Un modello simile a quello proposto da Jacopo ha già riscontrato successo. Si tratta del brand: Minimarket del riciclo, che dal 2012 ad oggi ha aperto 14 punti vendita in tutta la penisola. Minimarket è un concept store che oltre a presentare collezioni esclusive e limitate, ma dai prezzi contenuti, conduce i suoi clienti nel creativo universo dell’arte dove si taglia, si cuce, si colora, si modifica e si trasforma il capo.
    Che Jacopo si sia ispirato o no a questi ragazzi poco importa, è un mercato nuovo e con infinite possibilità!
    Perciò in bocca al lupo!

  23. Penso che il vincitore del concorso abbia avuto un’idea davvero valida. Al giorno d’oggi, in un mondo pieno di omologazioni e modelli da seguire, molti giovani sentono il bisogno di “uscire dalla massa”, di differenziarsi. Jacopo quindi ha avuto una brillante idea: la personalizzazione del prodotto in un settore molto competitivo come quello della moda, facendo leva sulla componente emotiva e sul coinvolgimento del cliente dandogli la possibilità di esprimere il proprio stile ed il proprio gusto, ma anche di gratificarsi nel vedere il capo scelto personalizzato a proprio piacimento.
    Grandi Brand come Prada o Jimmy Choo hanno già lanciato un progetto simile “Made to Order” che permette di personalizzare le proprie calzature scegliendo materiali, colori, altezza del tacco, incastonando le proprie iniziali nella suola, ma l’idea interessante del progetto di Jacopo è che, dato il basso costo, chiunque può decidere di personalizzare il proprio capo.
    Complimenti al vincitore!

  24. Jacopo è stato in grado di intercettare due fenomeni che si sono sviluppati enormemente negli ultimi anni. Da una parte la necessità dei consumatori più giovani di dover risparmiare, a causa anche della crisi che ci ha colpiti, e dall’ altra il desiderio di possedere prodotti che essi possano percepire come propri, che nessun altro consumatore può avere. Sembra che ogni consumatore voglia differenziarsi dalla massa che lo circonda, comunicando il proprio stile e proprio modo di essere.
    Jacopo è stato abile a diffondere una idea che già altri avevano sviluppato, ma forse il suo merito più grande è stato quello di poter offrire una personalizzazione a basso costo, notando che il consumatore di età tra i 18 e 35 anni forse non è molto disposto ad acquistare prodotti personalizzati ad un prezzo elevato, nonostante i vantaggi personali descritti precedentemente. Quindi un altro punto a favore di Jacopo è stato il fatto di intercettare un segmento di domanda, i giovani appunto, che hanno questo desiderio di contraddistinguersi ma avendo la necessità di spendere poco (ricordando come, in Italia in particolare, i giovani siano molto attenti alla spesa poiché si ritrovano in un ambiente dove è difficile costruirsi un futuro sicuro cn un proprio lavoro e una propria casa e uno stipendio certo).

  25. “Permettere a chiunque di essere stilista di sé stesso”
    E’ molto interessante assistere alla realizzazione e presentazione della moda al giorno d’oggi, è interessante infatti notare come le persone esprimano i propri gusti (e pure i propri valori e ideali, se vogliamo) attraverso l’estetica, l’abbigliamento, l’apparire. Come già altri prima di me, ritengo anch’io che non si tratti di una novità assoluta: si pensi al “Build-a-bear” dove i clienti posso costruirsi i propri pupazzi o orsachiotti secondo i propri gusti. Ad ogni modo è da apprezzare e ammirare molto questa idea di Jacopo, credo personalmente che possa essere molto apprezzata, soprattutto da clienti giovani, come ha previsto lui stesso: creare la propria moda è molto importante al giorno d’oggi. Ho sempre pensato che “vestirsi alla moda” al giorno d’oggi significhi vestirsi secondo i propri gusti, senza un’etichetta precisa da seguire: questa idea di Jacopo rende molto bene l’idea. Molto apprezzabile, infine, il fatto che i prezzi siano contenuti: in un periodo in cui risparmiare è cool (e anche doveroso), i clienti (in modo particolare i giovani) pongono molta attenzione alla loro spesa in generale, quindi spendere un’ulteriore somma dai 2 ai 20 euro per un capo d’abbigliamento può essere, a mio parere, una somma ragionevole. Credo quindi che l’idea di Jacopo sia da valorizzare e, soprattutto, da diffondere.

  26. Indubbiamente l’idea presentata è vincente, non a caso è stata premiata da una giuria piú che competente in merito.
    Non vorrei dilungarmi in complimenti sterili quanto scontanti ma prefirisco porre qualche nuova riflessione.
    È proprio vero che la Mass Customization è l’obiettivo del nuovo consumatore moda o forse rimane la comunicazione dello stile di vita rappresentato dal marchio scelto il vero fine che a lui davvero interessa?
    In altre parole, l’acquisto personalizzato è sicuramente vincente ma bisogna interrogarsi se questo potrà essere davvero la nuova frontiera del mercato moda. Io credo che la possibilità di rendere unico un proprio capo è una nuova opportunità che il consumatore vorrà sfruttare ma ho paura che possa essere un fenomeno di moda passeggero ed estemporaneo che potrà avere valore nel tempo solo se il prodotto che si vuole personalizzare ha un immagine forte ed accattivante riassunta in un brend distintivo. Se questa innovazione tralasciasse un forte investimento nella comunicazione del brend destinando al gusto del cliente il messaggio di stile credo che verrebbe minata la sostenibilità del business nel medio lungo periodo poiché il fenomeno potrebbe essere di moda per un breve periodo o facilmente replicabile con piccoli aggiustamenti.
    Detto ciò, mi auguro davvero di potermi ricredere provando direttamente l’innovazione nei negozi Custmfit.Expressyourself. Buona fortuna ragazzi!

  27. Senza dubbio l’idea di Jacopo è al passo con i tempi; la parola chiave è differenziazione: oramai i consumatori vogliono distinguersi e creare il proprio stile, ma fino ad un certo punto. Ho dei dubbi sull’effettivo successo dell’iniziativa. Innanzitutto credo che il target di riferimento sia molto legato ai brand e quindi alla visibilità del marchio, che già di per sé comunica uno stile. Inoltre lo vedo come un vantaggio di breve periodo, facilmente copiabile da altri e immediatamente riproducibile basandosi sul modello di Jacopo.
    Detto ciò auguro buona fortuna a Jacopo.

  28. Nonostante l’idea risulti vincente tuttavia non credo sia ne rivoluzionaria ne innovativa; caso mai rappresenta un miglioramento di una tipologia di negozio già presente in varie parti d’italia (ad es. a Cagliari ce ne sono vari) nel quale si fanno stampe a caldo o si aggiungono piccoli particolari. La novità sta caso mai nei prezzi (medio-bassi) e nell’utilizzo di internet (per comunicazione e vendita), che differenziano l’idea di Jacopo.

  29. L’idea di Jacopo rispecchia la tendenza di crescente individualismo nell’ approccio ai consumi e contemporaneamente rende il consumatore il centro della propria shopping experience. Il punto di forza dell’idea risiede, a mio avviso, nella sua economicità e nella possibilità di implementare strategie multi canale (scegli on line le modifiche da apportare e ti rechi in store per vederle applicare/ritirare il prodotto finito). L’esempio perfetto a tal proposito è fornito dall’ azienda Citroen, che da la possibilità di acquistare una Ds3 completamente personalizzata tramite il web. Attraverso il sito aziendale, infatti, il cliente può configurare la propria auto come più gli piace (dal motore, agli interni, al colore della vernice, ai cerchioni …). D’altro canto, proponendo le modiche dei vestiti nel punto vendita di fronte al cliente si potrebbe sottolineare come il prodotto rispetti alcuni valori etici (ad esempio nessun sfruttamento di lavoro minorile,…)Sono proprio curiosa di vedere come verrà implementata questa brillante idea!!In bocca al lupo Jacopo!

  30. Complimenti a Jacopo per la vittoria e un grosso in bocca al lupo per poter in un futuro far si che la sua idea non rimanga tale.
    Un’idea molto semplice ma che sicuramente riscuoterà enorme successo per la sua grande capacità di differenziazione del capo scelto. Un’esperienza molto simile l’ho potuta vivere a New York nel negozio di Converse dove ho passato un intero pomeriggio a scegliere come meglio personalizzare la scarpa tra le tantissime fantasie proposte e la soddisfazione finale devo dire che è veramente stata enorme. Quindi Jacopo dimmi dove aprirai questo tuo futuro negozio che verrò a trovarti molto spesso!!!

  31. Sicuramente una buona idea che può risultare vincente nel breve periodo ma che deve riuscire ad attivare leve di differenziazione se intende sopravvivere nel lungo periodo. come sottolineato da alcuni miei compagni, infatti, offrire servizi a basso know-how non rappresenta sicuramente un vantaggio competitivo sostenibile. Al contrario riuscire ad offrire un servizio che permetta realmente di personalizzare i propri acquisti potrebbe rappresentare un vantaggio sostenibile anche considerando i nuovi trend di settore ed i bassi costi del servizio che viene offerto. In ogni caso in bocca al lupo a Jacopo.

  32. L’idea di Jacopo Berto mi pare molto buona. Poter personalizzare un capo d’abbigliamento potrebbe diventare una forte tendenza e dilagare a macchia d’olio. Ottima anche la pensata di limitare il tipo di aggiustamenti e il costo in modo da poter rendere abbordabile ad una più ampia fetta di clienti il prodotto. Personalmente trovo che il range d’età pensato sia un po’ troppo ristretto: probabilmente abbassare l’età a 16 anni porterebbe maggiori introiti. È vero che a questa età non si è maggiorenni ma è anche vero che in generale i ragazzi hanno una maggiore necessità di affermarsi nella comitiva e mostrare la propria individualità pur rimanendo al passo con i tempi. Una ragazza di 16 anni non riuscirà a farsi dire di no dai genitori se chiede (e lo fanno con insistenza) un paio di jeans personalizzati. Se poi il capo in questione costa solamente qualche euro in più del normale la spesa non sarà onerosa il genitore accontenterà il figlio magari in occasione di una buona riuscita nel quadrimestre o per il compleanno.
    Sicuramente questo tipo di idee devono essere promosse sul web perché è il mezzo di comunicazione più gettonato tra i giovani.
    Credo che anche eventuali promozioni debbano essere promosse attraverso questi canali (es. presentando un amico si ha un codice sconto). Anche se tali promozioni non dovessero essere effettivamente sfruttate, creerebbero un maggiore interesse nel prodotto e un più intenso passaparola su di esso.

  33. L’idea risulta vincente poichè risponde al bisogno del cliente di manifestare il proprio gusto e seguire il proprio stile, secondo quindi una logica di personalizzazione del prodotto finale. La sfida sarà però nel riuscire a proporre modifiche non banali e che permettano il riconoscimento del retailer stesso, attraverso qualche elemento distintivo, altrimenti il rischio che si può correre è quello di essere imitati dai competitors che hanno già una loro clientela fidelizzata. Internet può essere un valido alleato non solo per la comunicazione, ma anche lavorando a monte: per essere davvero “stilisti di se stessi” e per snellire la lavorazionep uno strumento potrebbe essere il disegno del capo dal sito web, in aggiunta alla semplice modifica di pezzi standard con applicazioni predefinite.

  34. Io credo che l’idea di Jacopo Berto avrà sicuramente successo per un semplice fatto. Il fatto di essere stilisti di sé stessi è una leva di differenziazione molto importante e innovativa nel mondo del retail soprattutto italiano. Anche il fatto che queste modifiche non comportano costi incrementali molto elevati possono di certo essere d’aiuto per il successo dell’idea. Io sono davvero felice che uno studente di economia di Padova abbia avuto un’idea così non solo geniale ma innovativa e gli auguro di proseguire su questa strada che a mio parere sarà molto fruttosa e ricca di soddisfazioni per lui!!!

  35. Credo sia un buon punto di partenza per mettere in centro il gusto del cliente. La personalizzazione oramai sta diventando arma vincente. Chissà se si raggiungerà il livello dove siano gli stessi consumatori a potersi creare tali personalizzazioni, offrendo nel pdv gli strumenti e l’assistenza adatta. Ad esempio mi piacerebbe potere usare una stampante digitale fisicamente, almeno nei passaggi piu elementari,per creare ciò che ho in mente. Un bottone o un pendaglio unico nelle mir giacche o giubbotti… almeno non mi arrabbierei se perdo un bottone!;) anzi!

  36. L’idea di Jacopo Berto mi colpisce più per la sua fattibilità che per l’originalità.
    L’idea è ovviamente già vista e implementata da molti brand, uno su tutti Nike. Ciò che differenzia questo store è la leva del prezzo: la scelta del posizionamento di medio e soprattutto il costo ridotto per le modifiche che varia dai 2 ai 20 euro permette a tutti di personalizzare i propri capi e anzi può costituire il motivo principale che spinge ad andare a visitare il negozio ed ad acquistare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...