Oggi per ogni appassionato di marketing è d’obbligo riflettere sui tanti spunti interessanti offerti dal Super Bowl LX 🏈 .
Questa volta non voglio soffermarmi sul potente messaggio politico lanciato da Apple (sponsor dell’halftime show) proponendo non solo il primo concerto interamente in spagnolo dell’evento, ma anche un artista 🇵🇷 che in più di un’occasione ha preso posizione contro le politiche presidenziali e le tattiche dei suoi scagnozzi dell’ICE 🧊 . A questo tema ho già dedicato più di una delle mie pillole quotidiane 💊 su Telegram e anche qualche articolo in questo blog.
Voglio invece sottolineare il messaggio lanciato da Bad Bunny al mondo della moda: non è necessario, ha spiegato l’artista portoricano con la scelta del suo outfit, esibire i loghi più costosi per avere il look giusto in un’occasione importante, basta affidarsi a Zara.
Bad Bunny non è la prima star a lanciare questa provocazione: avevo scritto anche qui l’anno scorso come il mondo del fast fashion non fosse più quello di una volta (qui un pezzo che prendeva spunto dalla nuova testimonial di Uniqlo). La scelta di vestire Zara all’evento più importante per il mercato americano, con una risonanza che è ormai globale, ricorda comunque alle aziende della moda e del lusso che il mondo che una volta veniva liquidato semplicisticamente come “universo fast fashion” oggi è una realtà molto articolata, nella quale ci sono aziende importanti per la rilevanza culturale e per la qualità della proposta.
Per conquistare il consumatore di oggi ai brand del lusso non bastano più quindi il logo e la nobiltà acquisita come heritage. Servono qualità, etica e creatività: l’asticella è più alta. Qualcuno la salta ancora agevolmente, ma per qualcuno la gara sta diventando difficile.