Nike colpisce ancora

Mi hanno abbastanza impressionato i numeri presentati nell’ultima trimestrale da Nike subito prima di Natale. Non è la prima volta, era successo anche due anni fa, quando avevo scritto questo post; oggi penso invece che in particolare siano da sottolineare:

  • Il fatturato: una crescita del 17% per un’impresa di quelle dimensioni vuol dire infatti essere riusciti a realizzare due miliardi di vendite in più in un trimestre (!). Escludendo l’effetto dei cambi la crescita sarebbe ancora più robusta: +27%.
  • Il Digital: a chi pensa ancora che il post covid significhi un abbandono dell’ecommerce da parte dei consumatori, Nike Digital risponde con un eloquente +34%.
  • I membri: sulle app Nike ci sono 160 milioni di membri attivi che interagiscono direttamente con l’azienda e comprano poi in tutti i canali (metà delle vendite dei negozi sono realizzate con membri).
  • La multicanalità: l’enfasi sulle relazioni dirette con i clienti non trascura i partner wholesale che hanno totalizzato un brillante +30% nel trimestre. La relazione lo spiega molto chiaramente: “The ability to give consumers a personalized experience across channels, fueled by data and insight, opens up a whole host of opportunity for us. It positions us to empower consumers with their own choice, while keeping the scalability and strengths in digital marketing, product creation, distribution and more that results from knowing them so well. Ultimately, it will make Nike a better retailer and also a better wholesale partner“. Quando in questi ultimi tempi ripeto sempre che le app sono sempre più centrali intendo proprio questo: non importa se il canale prevalente è quello diretto o quello indiretto, intrattenere un dialogo diretto e costante con i consumatori è sempre più decisivo.
  • I gol: le scarpe Nike nei mondiali appena conclusi hanno segnato più gol di tutti i concorrenti messi insieme. Le Mercurial sono state tra l’altro protagoniste ai piedi di Mbappè incoronato capocannoniere della competizione. Purtroppo per lui, le sue Nike (e il suo talento) non sono stati sufficienti a fargli vincere il titolo mondiale 😉.

Sono numeri che consolidano anche in un periodo difficile i risultati conseguiti con una strategia indubbiamente efficace incentrata sul brand e sul digital. Anche se al momento il titolo Nike è lontano dai massimi di qualche mese fa, negli ultimi cinque anni, le azioni dell’azienda hanno reso circa il doppio rispetto allo S&P 500 facendo del fondatore Phil Knight il 25° uomo più ricco del mondo, giusto in mezzo tra il fondatore di TikTok Zhang Yiming e il proprietario di Facebook e Instagram Mark Zuckerberg. Non male per un’azienda che fa “semplicemente” scarpe e vestiti.

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