Gli artisti sono pericolosi!

Tra i tanti interessanti incontri che hanno caratterizzato l’evento L’Italia è di moda, la ventiquattro ore veneziana di dibattiti e sfilate organizzato all’IUAV dai corsi di laurea in Design della Moda con il coordinamento di Maria Luisa Frisa e Federico Sarica, mi ha particolarmente catturato il talk notturno di Stefano Beraldo, il manager che ha riportato al successo Gruppo excelsior2Coin.

“Fate attenzione agli artisti: sono pericolosi perché pensano che il cliente sia un idiota!” è il suo monito per chi aspira a lavorare nel mondo della moda, e in particolare nel fashion retail. Spesso gli artisti, è il pensiero di Beraldo, si lasciano trasportare dalle loro idee creative e dal loro senso estetico e si dimenticano che in un negozio è necessario fare i conti con profitti e perdite ed è il cliente in fin dei conti a comandare decretando il successo o l’insuccesso del punto vendita.

Questo vuol dire che bisogna tenere gli artisti fuori dal fashion retail? Al contrario! La loro creatività è indispensabile e lo stesso Beraldo ricorda di aver collaborato con soddisfazione anche con vere e proprie arcSchermata 2015-07-07 alle 09.19.25histar come Jean Nouvel. Il segreto per una collaborazione di successo sta allora nell’avere manager non solo bravi a capire il mercato ma anche sufficientemente consapevoli delle proprie capacità e del proprio ruolo da essere in grado di dialogare (e, quando serve, anche litigare) con artisti e archistar senza complessi di inferiorità. Viva gli artisti allora, ma guidati con mano ferma da manager del retail che sappiano coniugare arte e matematica perché se è il contributo artistico che ha reso belli i negozi OVS, è la matematica che ha contribuito a renderli più redditizi con un trenta per cento di merce in più rispetto al passato mediamente presente in punto vendita.

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Un pensiero riguardo “Gli artisti sono pericolosi!

  1. C’è poco da fare, è proprio vero quello che ci diceva Manfredi Ricca, Chief Strategy Officer di Interbrand, durante l’incontro organizzato in Dipartimento dal Professor Dal Santo, e cioè che i risultati migliori li portano a casa sempre i marketers capaci di coniugare sapientemente metodi quantitativi e qualitativi. Sebbene egli abbia citato come esempio Angela Ahrendts, mi sento di dire che anche Stefano Beraldo appartenga alla categoria. Mi ha colpito molto quando l’ho ascoltato in occasione del Galileo Innovactors’ Festival di quest’anno, perché ha detto che fra i drivers fondamentali del ripensamento della strategia retail che aveva aiutato il Gruppo Coin a ritornare al successo c’era un accordo con la Facoltà di Matematica dell’ Università di Tor Vergata di Roma. Di fatto, alla base della collaborazione c’era lo sviluppo di modello econometrico che parte da quelli che si insegnano in tutti i corsi di Statistica Aziendale, ma viene rafforzato polverizzando in numerose microvariabili le variabili esplicative che di solito vengono aggregate in una macro (classico esempio: la location). Il risultato è quello di avere stores individuati nella loro unicità, sulle particolari esigenze dei quali si riesce così ad intervenire in maniera incredibilmente efficace.

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