Borse, vestiti, alberghi, ristoranti, viaggi? Di cosa si occuperà Louis Vuitton in futuro? Difficile indovinare: “non esiste categoria dove non si possa individuare una strada Vuitton” perché la missione del brand è oggi quella di aiutare i propri clienti a “scoprire piaceri piccoli e grandi, rendendo il loro stile di vita leggermente diverso o magari anche solo più divertente”.
Sono parole di Pietro Beccari, presidente e amministratore delegato del brand nella bella intervista di Giulia Crivelli, pubblicata dal Sole 24 ore qualche settimana fa, che mi sono venute in mente vedendo le foto di Le Bar Louis Vuitton a Taormina, una terrazza meravigliosa affacciata sul mare con vista che spazia dall’Etna alle architetture della città siciliana.
Non si tratta più del solito negozio estivo, dove l’obiettivo principale era quello di vendere qualche borsa ai vacanzieri. Nella nuova visione del brand il ruolo del retail diventa infatti quello di aiutare le persone a scoprire i piaceri della vita.
Il piacere si può trovare nell’acquistare una Speedy, ma anche nell’assaggiare un Piacentinu Ennese (formaggio siciliano con lo zafferano) accompagnato da un calice Etna Brut guardando il mare.
Taormina è quindi in un certo senso il prototipo di una nuova generazione di touchpoint con il brand, temporanei o meno, che possiamo aspettarci in un futuro nel quale l’innovazione nel retail continuerà a essere uno dei driver dello sviluppo di Vuitton. “Ho talmente tante idee per nuovi format che a volte mi vien voglia di chiamare qualcuno dei miei colleghi-rivali più simpatici e di offrirgliele”, promette scherzosamente Beccari.
Intanto restiamo in attesa di scoprire il ristorante Vuitton di Milano in quello che “potrebbe essere il più bel negozio al mondo”. Io ho già inserito una visita nel programma didattico del mio master milanese.