Sorprendente colazione da Tiffany

La notizia del giorno per il mondo del lusso è sicuramente l’acquisizione di Tiffany da parte di LVMH per 16,2 miliardi di dollari, con un rilancio di oltre il dieci per cento rispetto all’offerta formulata il mese scorso. Cosa giustifica questo esborso da parte di LVMH per un’azienda che nell’ultimo bilancio ha riportato un fatturato di circa 4,4 miliardi e un utile netto di poco meno di 600 milioni? Una rete di circa 320 negozi in una ventina di paesi e un brand favoloso con quasi due secoli di vita che è legato nell’immaginari collettivo a Colazione da Tiffany, il famoso film del 1961 interpretato magistralmente da Audrey Hepburn.

È proprio pensando al film di Blake Edwards che, stimolato da una mia allieva del Master Brand Ambassador, ho deciso di andare a fare colazione da Tiffany quando il mese scorso mi è capitato di passare per il negozio in Cat Street nel quartiere di Harajuku a Tokyo, negozio all’interno del quale si trova un Tiffany Cafè.

L’esperienza è stata sorprendente, non solo per l’opportunità di bere una limonata al sambuco e un donut tutti rigorosamente blu Tiffany, ma anche perché il concept store è molto diverso da ogni altro negozio dell’azienda che abbiamo visitato. L’atmosfera in questo edificio disegnato da Tadao Ando è infatti particolarmente giocosa e informale, con le vending machine in entrata per acquistare i profumi, lo spazio al primo piano per scattarsi le foto ricordo, i gatti che fanno compagnia ai lucchetti come motivi di decorazione del negozio e naturalmente prodotti esclusivi insoliti realizzati per questa location.

Direi che Tiffany non è quindi solo un brand con una grande storia, ma anche un brand vivo e in grado di osare e sperimentare nuovi linguaggi per dialogare con le generazioni alle quali non basta sentire Moon River per pensare al gioielliere americano; non è infatti un caso che circa un lustro fa l’azienda sia stata la prima a pubblicizzare anelli di fidanzamento ritraendo coppie dello stesso sesso in una famosa campagna. Tutto questo naturalmente mantenendo intatto il suo fascino e il suo blu Tiffany pantone 1837.

Sono a questo punto curioso di scoprire dove LVMH saprà portare questo grande retailer.

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