Questo non è formaggio

Nei mesi scorsi un concerto della Jeff Lynne’s ELO e una partita alla Johan Cruijff Arena dell’Ajax di de Ligt mi hanno portato due volte ad Amsterdam. Nelle giornate passate in questa splendida città non ho potuto non imbattermi diverse volte nei punti vendita Cheese & More by Henri Willig. Si tratta di un’azienda con una quarantina di anni di storia che, partendo dalla produzione di latte, nel corso degli anni si è integrata a valle entrando nella produzione di formaggi e successivamente anche nel retail aprendo una ventina di negozi monomarca.

La scelta di Henri Willig nel retail non è però stata quella di aprire dei negozi che vendono semplicemente del formaggio, ma di creare dei luoghi nei quali scoprire qualcosa di nuovo da regalare e regalarsi, per divertirsi, per viziarsi o per portare a casa un pezzo di Olanda. Il cuore dei punti vendita sono infatti i banchi dedicati alle degustazioni di numerose varianti, alcune sorprendenti, di formaggio (al tartufo, al cocco, alla lavanda, stagionato …), spesso offerte direttamente da simpatiche fanciulle nei costumi tradizionali olandesi.

In alcuni punti vendita viene poi dedicato spazio alla illustrazione di come nascono i formaggi olandesi e sono inoltre in vendita biglietti per andare a scoprire le fattorie di origine di quanto viene venduto. Il packaging variopinto dei prodotti, un visual merchandising accattivante e lo store design scenografico sono pensati per differenziare il prodotto, invitare alla visita del negozio, a scattare foto e a condividerle.

I formaggi olandesi sono certamente buoni, ma quanto più buoni sono l’Asiago, il Piave Vecchio o il Pecorino Sardo? Quante occasioni sta allora perdendo il Made in Italy quando vende semplicemente del formaggio invece di proporre delle esperienze di esplorazione di nuovi sapori e dei prodotti da comprare per ricordare il nostro meraviglioso Paese? Il problema è che comunicare queste emozioni dal banco frigo di un supermercato è difficile: la strategia retail di Henri Willig mostra una coraggiosa alternativa.

PS chi mi legge abitualmente lo sa già, ma in ogni caso lo ribadisco: se un brand del Made in Italy vuole percorrere questa strada, tra i miei allievi ci sono tanti giovani talenti che possono aiutarlo!

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