Tutto ciò che sto per dirvi è … falso

Comprare merci contraffatte è spesso considerata semplicemente una furbata, o comunque un reato minore, ma la contraffazione, che si estende dal cibo ai medicinali, dai mobili ai ricambi d’auto oltre che ovviamente ad abbigliamento e accessori, causa una perdita di posti di lavoro in numero ben superiore a quello di tutti i lavoratori Fiat in Italia. Si tratta poi di un’attività che oltre a danneggiare l’economia nazionale e le aziende che rispettano le regole, alimenta la criminalità organizzata e mette a serio rischio la salute dei consumatori che non sono più in grado di conoscere la qualità della merce che acquistano e le materie prime che sono state utilizzate.

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Da queste considerazioni prende il via l’interessante spettacolo di Andrea Guolo con Tiziana Di Masi che sarà rappresentato a partire dal prossimo autunno e che è stato portato in scena in anteprima questa sera a Vicenza in una serata organizzata e promossa dal Tavolo Regionale di Concertazione del Sistema Moda del Veneto (con il sostegno anche della Regione Veneto) e introdotta dal presidente Michele Bocchese. Lo spettacolo si chiama appunto Tutto ciò che sto per dirvi è falso ed è un modo appassionante e coinvolgente per far riflettere lo spettatore attraverso approfondimenti e casi reali sui molti rischi del sempre più fiorente mercato del falso.

Si tratta di una iniziativa di comunicazione intelligente per mettere in luce le conseguenze spesso sottovalutate di piccoli comportamenti quotidiani dei consumatori che messi insieme sono in grado di causare gravi danni. E’ poco probabile che dopo aver assistito a questa rappresentazione un consumatore compri ancora a cuor leggero una borsa griffata di dubbia provenienza e iniziative informative e culturali come questa sono più efficaci nel combattere il fenomeno di tanti interventi repressivi perché le leggi da sole servono a poco se il consumatore non diventa consapevole delle conseguenze dei suoi comportamenti.

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2 pensieri riguardo “Tutto ciò che sto per dirvi è … falso

  1. Salve, con questo mio post, non intendo difendere una pratica sicuramente sbagliata e condannabile; sopratutto sapendo come molte di queste merci potrebbero venire confezionate.

    precisato ciò, Vorrei spostare un attimo l’attenzione sul perché la contraffazione esiste.
    Magari posso risultare banale con questa mia osservazione, ma ritengo che la causa di questo business vada da ricercarsi in aspetti molto più profondi dell’uomo moderno.

    Sappiamo benissimo di vivere in un mondo tempestato di campagne promozionali, slogan, etc.. insomma un modo pieno di informazione a tutto campo che va ad influire sui nostri bisogni e desideri (con l’ovvia attenzione alla definizione di ambedue i termini).

    Quindi perché la popolazione sente il bisogno di comprare una merce di contraffazione?
    Come prima spiegazione, si potrebbe pensare che il soggetto non percepisca il valore di tale marchio, e che non sia disposto a pagare un premium price adeguato; ma dal mio punto di vista, il meccanismo catastrofico su cui marcia tale pratica è proprio questo.
    Ciò che fa esistere ancora tali prodotti è proprio questo: questo bisogno di sentirsi parte di una comunità nel quale altrimenti non potrebbero accedere; il bisogno di sentirsi gratificati e soprattutto riconosciuti da una classe sociale (gruppo di riferimento) ammirata/o.
    Lo stesso Maslow, nella sua piramide, attribuisce ai bisogni di appartenenza e auto realizzazione una componente di gratificazione massima.

    in quest’ottica lo status viene “comprato” da uno status symbol che genera emozioni positive per lo stesso;

    Quindi chi sono io per giudicare una persona che si sta comprando una “Soddisfazione” che altrimenti non potrebbe avere?

    Purtroppo siamo animali sociali, facilmente condizionabili, tempestati di input che generano sempre nuovi desideri più o meno accessibili;

    Quindi concludo ribadendo che condanno fermamente la pratica della contraffazione (e tutti i danni che ne conseguono), ma dall’altra parte riflettendo, la considero una piaga auto generata dallo stesso mezzo per cui il Brand è diventato ciò che è ora, ovvero la soddisfazione che ogni uomo può ricevere dall’identificarsi con esso, e quindi nel possederlo.

    scusate se magari ho detto cavolate, la mia era una riflessione da neofita.

    Mirko Uva

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